«Noi artisti dimenticati dalla politica vogliamo una data certa»

«Ci sono decine di migliaia di lavoratori del mondo dello spettacolo dal vivo che hanno sospeso le loro attività, i propri sogni e le proprie ambizioni. Mi riferisco a musicisti, cantanti e strumentisti di qualunque genere musicale, attori, mimi, registi, scenografi, coreografi, danzatori, costumisti, artisti di strada, circensi e così via. Tutti fermi, tutti nell’impossibilità di lavorare, dopo anni di studio, di sacrifici, di impegno costante per raggiungere la professionalità necessaria ad affrontare con successo la sfida sempre impegnativa di uno spettacolo dal vivo».

 

 

Matteo Beltrami, professione direttore d’orchestra, insieme ad altri artisti del mondo teatrale, lancia un appello al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al ministro della Cultura, Dario Franceschini. Il settore dell’arte, dello spettacolo e della cultura in generale è tra i più colpiti dall’emergenza coronavirus e, come tanti altri, è completamente fermo senza possibilità di prospettiva.

«Si è parlato di ripresa degli allenamenti delle squadre di calcio – prosegue Beltrami – è stato un segnale molto positivo non solo per le società sportive e per i calciatori ma anche per tutte le persone che seguono questo sport e alimentano la vitalità e la gioia di vivere anche attraverso l’entusiasmo e il coinvolgimento che il calcio fornisce loro. Dal punto di vista psicologico, prima che materiale, tutto ciò segna un ulteriore passo verso la normalità. Nulla, invece, è stato evidenziato a favore delle numerose categorie di professionisti del mondo della cultura e dello spettacolo dal vivo, dalla sopravvivenza delle quali dipendono non solo le loro famiglie, ma anche decine di migliaia di attività, imprese piccole, medio grandi e artigianali. Nell’illustrazione dell’ultimo dpcm non c’è alcun riferimento al nostro settore. La politica non può rimanere indifferente alle necessità di un comparto vitale per il nostro Paese».

Ciò che viene auspicato è una data certa per la ripartenza: «Una fase 2 che contempli la sopravvivenza di questo settore e si conformi alle esigenze di tutela e salvaguardia della salute di chi vi lavora e del suo pubblico è possibile, basta volerlo».

 

 

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