Librerie digitali, il progetto del Piemonte nel Pnrr

Si discute sul passaggio al digitale, un progetto di prospettiva e innovazione

Nella sesta commissione regionale, presieduta da Paolo Bongioanni, si è svolta l’audizione del coordinamento istituti culturali del Piemonte per la presentazione del progetto inviato, per il Pnrr, al Dipartimento per le Politiche europee, dal titolo Cloud digital library per il Piemonte.

Il presidente, riassumendo quanto espresso negli interventi dei componenti la delegazione, ha rilevato la necessità che gli istituti possano essere accompagnati nella fase di costruzione dei progetti europei, per affrontare le problematiche di natura contabile, amministrativa ed economica: una questione della quale  «mi farò assolutamente portavoce in tutte le sedi opportune». In precedenza, quando gli istituti di cultura erano soggetti attuatori mentre partner erano la Regione, la Città metropolitana, enti territoriali ampi che hanno capacità di anticipazione della spesa, le istituzioni culturali evitavano situazioni di sofferenza finanziaria. Questo perché dalla rendicontazione delle spese interamente quietanzate, anticipate con fidi bancari, alla effettiva erogazione da parte dell’autorità di gestione a volte passano anni.
In merito alle librerie digitali, la delegazione ha rilevato come da anni gli istituti lavorino sul passaggio al digitale e per questo si è pensato ad un progetto di prospettiva e innovativo, per la valorizzazione sia dei beni degli istituti, sia i beni bibliotecari e archivistici.

Oggi, a fronte di un milione e seicentomila volumi delle biblioteche, i volumi digitalizzati rappresentano l’1%, ma solo lo 0,72% è realmente fruibile al pubblico. Durante le chiusure, derivanti dalla pandemia, le richieste degli utenti sono aumentate in modo esponenziale. È stata proposta una piattaforma aperta di condivisione di contenuti per l’avvio di progettualità di rete e di narrazione del territorio per la valorizzazione del patrimonio culturale, come Mèmora per gli archivi. Non si escludono partner privati strategici ed è stato rilevato come l’incremento dei fondi per la cultura deve aiutare anche i ricercatori e i professionisti che vi lavorano, troppo spesso inquadrati in forma precaria.

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