L’emergenza profughi in Afghanistan divide la politica novarese

Il primo cittadino e i candidati di Pd e 5 Stelle, pur condividendo l'aspetto umanitario, non si trovano d'accordo sulle eventuali modalità di accoglienza

Dopo la proposta del candidato sindaco del Partito Democratico, Nicola Fonzo, di ospitare a Novara i profughi afghani (leggi qui), e l’invito via social rivolto agli altri candidati a condividere l’appello, il primo cittadino Alessandro Canelli ha affrontato l’argomento: «La tragedia umanitaria che sta colpendo l’Afghanistan ci pone di fronte all’urgenza di mettere in salvo immediatamente tutte quelle famiglie che, in questi anni, hanno collaborato con le nostre missioni. Questo è quanto sta facendo il Governo italiano e l’Anci, l’associazione che riunisce i sindaci dei Comuni italiani, affinchè ciò avvenga nella maniera più efficace possibile. Gli Afghani sono certamente rifugiati politici, uno status ben diverso da quello di migrante irregolare e/o economico. È, però, impensabile che solo l’Italia possa accogliere migliaia di profughi considerato che negli ultimi mesi si sono già moltiplicati gli sbarchi di migranti economici. E’ assolutamente necessario che vi sia una regia internazionale per la creazione di corridoi umanitari che mettano in salvo più persone possibili, in particolare donne e bambini, dal regime talebano, ospitandole nelle varie nazioni occidentali. Tutti devono fare la loro parte e non lasciare, come spesso succede, ai soliti Paesi l’onere dell’accoglienza».

Il candidato dei 5 Stelle, Mario Iacopino, ha lanciato un appello direttamente a Canelli: «Il sindaco è favorevole a mettere in salvo le famiglie in fuga come rifugiati politici, ma non ci accontentiamo delle retorica, noi chiediamo concretamente dove potrebbero essere ricollocate e quali servizi essenziali può offrire il Comune di Novara a costoro che scappano dalla guerra e dalla discriminazione. Sogno una Novara più vivibile ma anche più inclusiva. In passato chi predicava accoglienza non ha fatto abbastanza per lavorare sull’integrazione. La politica, al contrario, deve sforzarsi di offrire gli strumenti atti a migliorare la vita di tutti i cittadini, cercando di appianare le differenze sociali e scacciando via l’ombra perpetua del razzismo».

Anche L’Anci si è espressa con un comunicato sui social: «I sindaci italiani sono pronti a fare la loro parte nell’accogliere le famiglie afghane. Non c’è tempo da perdere, sappiamo bene come i civili che hanno collaborato con le nostre missioni in Afghanistan oggi siano in forte pericolo, soprattutto donne e minori. Il Governo si sta muovendo per salvare vite umane, attraverso l’azione delle prefetture sul territorio e i sindaci mettono a disposizione la propria esperienza, per questo abbiamo scritto al ministro dell’Interno Lamorgese e abbiamo avvisato il ministero della Difesa».

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