Immuni divide gli amministratori del territorio

Che la app Immuni, quella per il tracciamento dei positivi Covid, non stia funzionando come dovrebbe è ormai un dato di fatto. La maggior parte degli italiani è restia a scaricarla e non tutte le Asl sono organizzate per utilizzarla di fronte alle segnalazioni di casi. Sembra che iul presidente del Consiglio Conte stia lavorando per renderla obbligatoria per l’accesso a determinati luoghi o servizi. Il punto, però, resta sempre lo stesso: le implicazioni sulla privacy e le i risvolti costituzionali.

Abbiamo fatto un sondaggio tra gli amministratori del territorio e il risultato è stato abbastanza scontato: Immuni divide le opinioni ma, a sorpresa, non secondo le sensibilità politiche.

Il sindaco di Novara Alessandro Canelli dichiara di non aver scaricato la app, così come l’ex primo cittadino Andrea Ballarè. Di parere diverso, invece, i capigruppo in consiglio comunale: «Uno strumento in più che però non è la risoluzione del problema. Ho fatto un po’ fatica a capire come funziona, poi è stato facile, è come le altre app – afferma Rossano Pirovano (Pd)». Mario Iacopino (5 Stelle) dice: «Un dispositivo messo in campo per aiutarci in questo tracciamento. Invito tutti a scaricare la app, la privacy è tutelata».

 

 

Opinioni diverse anche fra gli amministratori dell’Ovest Ticino. «Io faccio parte di chi l’ha installata non appena possibile – dice il primo cittadino di Oleggio Andrea Baldassini – è una app con molti limiti e la cui efficacia sarà tutta da dimostrare, ma in questo momento ogni cautela, soprattutto se non costa nulla, deve sempre essere ben accetta. Immuni potenzialmente potrebbe diventare molto utile ma il primo grosso limite è che sarà davvero efficace solo se saremo moltissimi a utilizzarla. Proprio per questa sua caratteristica di efficacia per la quale sono necessari molti utenti ho deciso di dare il mio piccolo contributo alla sua funzionalità ed utilizzarla da subito. Costa davvero pochi secondi e una volta installata non ha bisogno di nessun intervento. In merito alla privacy mi permetto di far notare che le informazioni passate all’app sono praticamente nulle e mi sento di tranquillizzare chi la volesse utilizzare. Basti pensare che chi utilizza Facebook oppure Instagram rende note molte più informazioni rispetto a quest’app che, al contrario, potrebbe avere un ruolo importante qualora i contagi salissero in maniera importante».

Favorevole, e infatti sul proprio smartphone ce l’ha, anche il sindaco di Cameri Giuliano Pacileo: «Con Immuni abbiamo un’arma in più per limitare la diffusione del coronavirus; più persone la scaricano più quest’arma diventa efficace. Sulla pagina Facebook del Comune promuoveremo l’app per sensibilizzare più cittadini possibili, tema fortemente sollecitato dalla presidenza del consiglio dei Ministri e anche da Anci». E aggiunge: «Oltre a me anche altri amministratori colleghi l’hanno scaricata: più siamo e meglio è!».

Immuni non c’è invece sul dispositivo di Federico Binatti, sindaco di Trecate: «Per onestà intellettuale dichiaro di non averla scaricata». Così anche il primo cittadino di Galliate Claudiano Di Caprio: «Non uso questa applicazione, uso tutte le precauzioni, mascherina, distanza e gel igienizzante».

Sì anche da parte di Fabio Sponghini, sindaco di Bellinzago: «Io l’ho scaricata e abbiamo provato a promuoverla, la solleciteremo nuovamente».

Servizio di Elena Mittino e Cecilia Colli

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