Il progetto: «Per i malati oncologici telemedicina con visita a domicilio e caregiver»

Per i malati oncologici telemedicina con visita a domicilio e presenza di un caregiver. E’ l’idea su cui sta lavorando il reparto di Oncologia del Maggiore. «Attivare una cura sul territorio, chiaramente laddove possibile, – spiega la

Alessandra Gennari

professoressa Alessandra Gennari, primario del reparto – questo non fa risparmiare tempo perché è molto più comodo ricevere in ospedale, ma è qualcosa di importante per i nostri pazienti. Tra questi ci sono coloro che hanno necessariamente bisogno di essere presenti in ospedale, ma per una parte è un servizio che potremmo attivare, magari non per tutte le visite, ma anche una volta ogni due controlli per esempio. Anche con il vaccino non saremo mai del tutto covid free, per cui spostarsi sul territorio è una buona soluzione».

 

 

Quelli oncologici sono tra i servizi che l’ospedale ha mantenuto anche con questo ritorno all’aumento di casi Covid: «Non abbiamo mai lasciato soli i pazienti, dall’inizio c’è stato sempre un occhio di riguardo per loro nel creare percorsi che fossero “puliti” e che non li mettessero a rischio, – dice la professoressa – abbiamo isolato aree con la massima attenzione: è importante pensare infatti che alcuni malati non frequentano solo il reparto di Oncologia, ma devono sostenere anche altri esami e quindi sostare anche altrove all’interno dell’ospedale». Ed è stato attivato anche il servizio di follow up: «Lo abbiamo fatto e lo facciamo, ma la telefonata non potrà mai sostituire una visita in presenza, cerchiamo laddove possibile di fare almeno videochiamate, anche tramite l’aiuto di famigliari. In questo senso il servizio di Psiconcologia ha avuto un grande successo, perché il vedersi in viso è molto importante».

Attenzione da parte dell’ospedale, ma di fatto gli stessi pazienti sono molto attenti: «Vista la loro fragilità immunologica le persone malate sono già più abituate a essere attente, pensiamo che nei mesi precedenti su 200 ricoveri tre sono risultati i casi positivi. Ciò che manca ora, – conclude il primario – è proprio il territorio, il curare sul territorio. Ecco perché ci stiamo lavorando».

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