Il paradosso della Pasqua passa per la Città Eterna

Se dovessimo trovare un simbolo per la Pasqua di quest’anno, senz’altro sarebbe Roma, la Città Eterna. Venerdì sera alla via crucis di papa Francesco in piazza San Pietro eravamo tutti lì, credenti e non: in un dolore buio e silenzioso, privato di ogni forma di condivisione, nel luogo che è invece l’emblema dell’abbraccio perenne.

E poi sabato abbiamo ascoltato il messaggio del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che, con la consueta lucidità, dal Quirinale ha detto: «Penseremo ai numerosi nostri concittadini morti per l’epidemia. Tante storie spezzate, affetti strappati, spesso all’improvviso. Per i loro familiari e per le comunità di cui erano parte il vuoto che essi hanno lasciato renderà questa giornata particolarmente triste […] Evitiamo il contagio del virus e accettiamo piuttosto il contagio della solidarietà tra di noi».

Il sentimento e la ragione che, ancora una volta, non ci indicano la strada, ma ci aiutano a trovare gli strumenti per percorrerla con meno difficoltà.

Non illudiamoci, però: non andrà tutto bene e non ne usciremo migliori, ma nel momento in cui avremo imparato ad affrontare con coraggio la perdita di qualcuno, a partecipare a un dramma che non ci riguarda, a riflettere sull’incertezza, a non lasciare nessuno da solo, allora forse anche noi saremo diventati un po’ eroi.

Ed è proprio questo il significato della Pasqua 2020: in un tempo in cui insicurezza, solitudine e disperazione si sono prese tutto, ecco che arriva il paradosso di questa giornata: la Rinascita del senso di condivisione, appartenenza e solidarietà.

Per quanto possibile, un augurio di Buona Pasqua da tutta la redazione.

 

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Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di caporedattore.

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