«Fra coraggio, paura e burn out: il volto umano di chi è in prima linea»

Alessandro Basile

«Fra coraggio, paura e burn out: il volto umano di chi è in prima linea». Il 28 aprile scorso è stata fissata l’ultima campata, la retta che si staglia sullo skyline di Genova si è ricomposta: il completamento definitivo del Ponte Morandi è atteso per giugno. Negli stessi giorni uscirà anche il primo libro di Alessandro Basile, vigile del fuoco del comando di Novara con la passione per la scrittura, che da quel tragico crollo ha preso il coraggio di scrivere non più solo per se stesso. Della sua opera prima, intitolata “Il sesto senso di un soccorritore” (Round robin edizioni), ha accettato di darci alcune anticipazioni.

 

 

Come è nato questo progetto?
«L’idea è nata a ottobre 2018 da una chiacchierata con l’amico Fabio Barbieri, con cui condivido la passione per la lettura – spiega Basile – Erano passati soli 4 mesi dal crollo del ponte e si parlava molto dei vigili del fuoco, dell’importante ruolo che avevano avuto nei soccorsi, ma Fabio mi fece notare che non esistevano libri che permettessero alle persone di conoscere più da vicino il Corpo. E così è iniziata questa avventura, durata nel complesso 13 mesi, tra interviste e scrittura. Il risultato è racchiuso in 5 capitoli, in cui si raccontano 11 personaggi. Da Marco e Stefano della squadra di Bolzaneto, la prima arrivata sul luogo del disastro, Zoe il cane della squadra cinofila, ai ragazzi del reparto volo Drago 66 di Torino, fino alla “pompiera”, la prima donna entrata in una caserma di Genova fra un migliaio di colleghi uomini. La vicenda del ponte fa da sfondo alla narrazione, in cui ho voluto mettere a nudo la quotidianità di chi fa il nostro mestiere, fra paure, competenze ed emozioni».

Quindi anche un soccorritore ha paura di fronte alle tragedie…
«Certo che sì ed è anche quella che ti salva la vita – risponde Basile – In questo siamo esseri umani esattamente uguali a tutti gli altri. Ma nella testa del soccorritore subito dopo la paura viene accantonata e scattano istinto, attenzione e adrenalina e va dove gli altri non vanno (ed è giusto che sia così). Ho scelto di usare la parola “soccorritore” nel titolo, non vigile del fuoco, perché nei racconti dei colleghi di Genova, compaiono anche altri: al recupero e al salvataggio delle persone hanno contribuito anche infermieri e medici, senza i quali i feriti non sarebbero stati stabilizzati e portati in ospedale. Così come i poliziotti, che pur non avendo la preparazione tecnica dei vigili del fuoco, si sono messi a scavare riempiendosi la bocca di pioggia e cemento. Ed è proprio questo il sesto senso del soccorritore, tra coraggio, stress e burn out successivo. Anche per questo il nostro Corpo mette a disposizione il servizio di “supporto tra pari”, per aiutare a superare anche le situazioni legate agli interventi più critici».

Raccogliere ricordi ed emozioni di chi si è trovato di fronte lo scenario di quel tragico 14 agosto non dev’essere stato semplice
«Le immagini rimaste nella loro testa sono impressionanti: il collega dell’unità cinofila mi ha fatto sentire il vocale che ha mandato alla moglie e alle figlie poco dopo essere arrivato sul posto, in cui dice loro “qui sembra di vedere Apocalypse now”. Il fatto di essere io stesso un vigile del fuoco mi ha permesso di entrare molto in sintonia con questi colleghi. Ma non è stato sempre semplice, soprattutto a livello umano. Tra le persone che ho intervistato c’è anche Davide Capello, un collega che si trovava a passare sul ponte proprio nel momento del crollo: la sua testimonianza mi ha colpito moltissimo, perché lui quel giorno ha avuto un punto di vista completamente diverso da quello degli altri colleghi. Ha visto le auto cadere nel vuoto e ha chiamato suo padre, ex vigile del fuoco, quando si è trovato schiacciato nell’abitacolo. Nel complesso non è stato un lavoro semplice, non soltanto perché era la mia prima prova di scrittura (non mi definisco uno scrittore, ma un narratore) ma è stata un’esperienza incredibile, mi resta la soddisfazione di avere aiutato queste persone che hanno subito dei traumi ad aprirsi e a sfogarsi e a permettere di far conoscere meglio il nostro lavoro. Non solo – aggiunge – scrivere questo libro mi ha anche permesso di fare pace con me stesso: quando crollò il ponte Morandi io ero in licenza, perché di lì a pochi giorni mi sarei sposato e mi è sempre rimasta l’amarezza di non aver potuto aiutare i miei colleghi di Novara nelle operazioni di supporto e di non avere potuto vivere questa esperienza al loro fianco».

Potete leggere alcune pagine in anteprima del libro di Alessandro Basile anche sul Blog del soccorritore.

 

 

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Elena Ferrara

Elena Ferrara

Nata a Novara, diplomata al liceo scientifico Antonelli, si è poi laureata in Scienze della Comunicazione multimediale all'Università degli studi di Torino. Iscritta all'albo dei giornalisti pubblicisti dal 2006.

Una risposta

  1. Grazie di cuore Elena per l’articolo mozzafiato sulla storia dei Vigili del Fuoco intervenuti nel crollo del ponte Morandi. Grazie anche alla redazione della Voce di Novara per aver dato spazio al lato nascosto di noi soccorritori. 🚒❤️🇮🇹

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