Cyberbullismo, a Novara primo progetto alla primaria

«Smettiamola di dire che i bambini sono troppo piccoli per parlare del mondo virtuale. I bambini di oggi sono nativi digitali, alcuni di loro hanno già uno smartphone, chi non lo ha lo sa comunque utilizzare. Come potranno essere educati al mezzo tecnologico? E’ sbagliato dire “Eh ma lo impareranno”, perché poi potrebbe essere troppo tardi». E’ con queste parole del presidente della primaria Sacro Cuore Paolo Usellini che nella giornata di ieri, proprio nella scuola novarese, è stata presentata la prima “Scuola di like” con la Fondazione Carolina: proprio nella città di Novara per la prima volta si parlerà di cyberbullismo ai bambini. Cyberbullismo nella forma più adatta a persone di questa età,«il tema sarà il rispetto prima di tutto verso se stessi e verso l’altro» ha detto il segretario della Fondazione Ivano Zoppi.

 

 

Il progetto nella sua fase sperimentale sarà rivolto alle classi terze, quarte e quinte, circa 220 alunni e riguarderà anche gli insegnanti che sosteranno un corso con certificazione per ottenere dei mezzi per affrontare eventuali situazioni di cyberbullismo e anche i genitori, «spesso assenti di fronte a queste iniziative, o meglio, che vedono la presenza di quei genitori che sono già sensibili alle tematiche legate ai figli. Vogliamo arrivare davvero a tutti e per i genitori ci sono due modalità: un incontro solo con loro, ma qualcosa anche di fatto con i figli, in condivisione» ha aggiunto Zoppi.

Novara sarà il capofila di un progetto non a spot: «E’ uno degli aspetti che ci piace in modo particolare, – spiega Zoppi, elencando alcuni punti focali – dopo l’età, che riteniamo fondamentale per iniziare a fare prevenzione, abbiamo apprezzato la continuità educativa, la richiesta è quella di una pluriennalità. E soprattutto valuteremo l’impatto dell’intervento, importante per lavorare sempre meglio».

Il concetto di base di questo progetto è l’idea che i bambini di fatto sanno utilizzare uno smartphone, conoscono i social, qualcuno addirittura è iscritto, sono ormai addentro in questa tematica tanto quanto gli adulti, «in questo mondo che è virtuale fino a un certo punto, – dice Usellini – non è giusto privarli nel mezzo, allora come scuola stiamo loro accanto per usarlo al meglio. Diventiamo davvero una realtà educativa e non un luogo dove “leggere e far di conto”. Non mi interessa sapere la Storia a memoria se poi non rispetto chi ho accanto». A collaborare nel progetto l’avvocato di Paolo Picchio, il papà di Carolina, Anna Livia Pennetta, contenta «di trovarsi in una scuola primaria, perché sempre più sono gli episodi di cyberbullismo tra persone che noi consideriamo ancora i nostri cuccioli. Spesso affacciarsi alle medie al problema è troppo tardi. Bisogna davvero basarsi su famiglia e scuola, le due agenzie educative per i nostri ragazzi».

Confronto con gli altri, empatia, quella attitudine a credere nell’amicizia, quell’amore verso i bambini, «Carolina mi diceva sempre che avrebbe voluto fare Pedagogia una volta finite le superiori, – ha detto il papà Paolo – questo è un progetto che rispecchia al meglio il motivo per cui è nata la Fondazione. Spesso quando incontriamo i ragazzi ci dicono che il contrario di virtuale è reale e allora ci rendiamo conto che è difficile far capire loro che sono due ambienti che condividono qualcosa. E allora la Fondazione nasce per prevenire ed educare e gli insegnanti devono sempre più diventare maestri di vita. Questo progetto è una palestra che ci aiuterà tantissimo».

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