Coronavirus, è scontro tra sindacati e scuole: no al collegio docenti

Coronavirus, è scontro tra sindacati e scuole: no al collegio docenti. Confermata dal governo la chiusura delle scuole fino al 15 marzo, è scontro tra i sindacati e i dirigenti scolastici di Novara e del Vco sulle misure da adottare. I primi, infatti, hanno inviato nella giornata di ieri una diffida a convocare il collegio docenti «perché mancano le condizioni di sicurezza e perché, per convocarlo, occorrono cinque giorni di preavviso».

«Abbiamo mandato una lettera ai sindacati per sottolineare che questa è una situazione di emergenza – replica il dirigente dell’istituto tecnico Omar, Francesco Ticozzi – era auspicabile pensare che su questo argomento ci fosse un tavolo di confronto e non uno scontro, perché noi dobbiamo garantire i diritti dei lavoratori ma anche quelli degli studenti».

 

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E proprio per questo motivo, le scuole stanno cercando di attrezzarsi per la didattica a distanza, (principalmente con la piattaforma classroom di Google) peraltro sostenuta anche dal decreto del Presidente del consiglio dei ministri. Più facile a dirsi che a farsi: «Anche oggi è stato fatto qualcosa soprattutto per le classi del triennio, ma le scuole non erano preparate a un’interruzione così pesante – prosegue Ticozzi -. Dovremmo convocare un collegio docenti per deliberare l’educazione a distanza, ma in questo momento non si può fare per motivi di sicurezza: dovrei avere un’aula enorme. All’Omar ci sono circa 150 docenti, dovrei avere un locale che può ospitarne almeno 400. Se l’obiettivo, in futuro, sarà quello di programmare piattaforme sulle quali mettere i documenti, allora bisognerà attrezzarsi. Anzi: proprio come obiettivo del futuro, la scuola deve mettere in campo una programmazione di lezioni a distanza, che va bene per le superiori, ma diventa difficile per la materna e la scuola dell’infanzia. Non eravamo pronti a fare una cosa di questo genere, possiamo farlo solo estemporaneamente».

La situazione è leggermente migliore al liceo scientifico Antonelli, dove gli insegnanti sono molti meno e ieri hanno partecipato a un incontro proprio per imparare la didattica a distanza: «Ho convocato i docenti in due gruppi – spiega la dirigente Silvana Romeo – in modo da non creare sovraffollamento e mantenere la distanza di sicurezza. Hanno partecipato tutti su base volontaria e almeno un 75% si è reso disponibile condividendo la necessità di continuare le lezioni con metodi alternativi. Un paio hanno già iniziato, gli altri stanno per attrezzarsi con Google: l’importante è utilizzare tutti la stessa piattaforma in modo da non creare caos. Per quanto sarà possibile, gli insegnanti faranno lezione in streaming con i loro studenti negli stessi orari previsti dal calendario di inizio anno; con lo stesso metodo on line si posso anche assegnare compiti e lezioni, fare verifiche e interrogazioni che hanno validità legale. Ora resta da sensibilizzare le famiglie perchè alcune di loro si sono rese irreperibili e non sappiamo come raggiungerle».

Il caos si è venuto anche a creare sul tema delle gite: «Fino al 15 marzo sono sospese, ma dopo?  – si chiede Romeo – alcune agenzie di viaggio ci hanno proposto di disdire perdendo solo la caparra; in altri casi, che prevedono un viaggio all’estero, abbiamo il dubbio che i ragazzi, una volta arrivati, possano essere messi in quarantena. Queste sono tutte decisioni vanno prese collegialmente».

Articolo di Cecilia Colli, Daniela Fornara

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