Coldiretti Piemonte – Coavip: sinergia tra allevatori per fronteggiare crisi

Impennata costi materie prime grava su comparto avicolo

Proseguire il confronto sull’attuale momento di mercato e valutare, collegialmente, nuove e possibili iniziative da attuare per attenuare gli effetti negativi di questo periodo di crisi. Questi gli obiettivi dell’incontro che si è tenuto nei giorni scorsi a Fossano con il COAVIP, il Consorzio Avicolo Piemontese, rivolto proprio agli allevatori di galline ovaiole.

L’aumento dei costi energetici e delle materie prime, spinto dalla guerra in Ucraina, ha determinato l’impennata dei costi di produzione per l’insieme delle aziende agricole che supera, a livello nazionale, i 9 miliardi di euro. In particolare, pesano sugli allevatori di galline ovaiole gli aumenti fino al 35% per l’etichettatura, al 45% per il cartone fino ad arrivare al 70% per la plastica e al 90% per i mangimi.

Nato 16 anni fa, nel 2006, su iniziativa di alcuni allevatori e operatori della filiera avicola, il COAVIP ha l’intento di promuovere le produzioni avicole regionali, sia di carne che di uova, e di rappresentare la filiera produttiva al cospetto delle Istituzioni locali.

Gli allevamenti avicoli in Piemonte sono oltre 300, di cui 100 aziende dedicate alla produzione delle uova che, con alta professionalità, soddisfano il rapporto interno produzione/consumo.

«Per fronteggiare questo momento di crisi con i costi dell’energia e di produzione alle stelle è fondamentale avviare iniziative di sostegno alla filiera avicola piemontese che vedano gli allevatori lavorare in sinergia e fare squadra – hanno spiegato Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. Confrontarsi, aggiornarsi settimanalmente fra operatori rispetto ai dati sull’andamento del mercato, e attivare un “borsino” delle uova sono le prime misure messe in atto dal COAVIP in questo periodo di attività. Ai consumatori consigliamo sempre di verificare l’origine delle uova che portano a tavola anche perché godono, a livello comunitario, di un sistema di etichettatura all’avanguardia: tramite la stampigliatura sul guscio, sono state tra i primi alimenti ad avere la tracciabilità grazie al sistema che consente di risalire, ad esempio, al tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie) e allo Stato in cui sono state deposte (es. IT) oltre alla Provincia di produzione. Un metodo – hanno concluso Moncalvo e Rivarossa – che dà ulteriore garanzia di tracciabilità».

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