Chiusi da un anno, il ristorante diventa cucina per la tv «ma servono aiuti veri»

Chiusi da un anno, il ristorante diventa la cucina dei catering per la tv. Dopo l’arrivo del Covid, infatti, dai sotterranei di Palazzo Borsa sono partiti migliaia di pasti per staff e concorrenti di trasmissioni prodotte da Banijai, come Family Food Fight (leggi qui), grazie a una nuova e insolita collaborazione fra lo chef novarese, con esperienza internazionale, Massimiliano Gennari e Marco Scotti, titolare del ristorante Taurus e del Covo, nonché socio del birrificio zero18 di Castelletto Ticino, fresco di ingresso nella guida Slow food “Birre d’Italia 2021”. Anche Scotti questa mattina è sceso in piazza per la manifestazione “Il futuro non (si) chiude”, promossa dalle associazioni di categoria (ultimo a destra nella foto in alto con Filippo Mizia del Guinnes time di Nibbia e Roberto Arena dell’Antico borgo le macine di Novarello).

Da sin. Gennari e Scotti

«A gennaio 2020 ho rilevato quello che per 20 anni è stato “Le piccole volte” con l’idea di ampliare i coperti e il servizio ristorazione del pub “Covo” – racconta Scotti – Nei giorni in cui ci siamo recati dal notaio il Covid si stava espandendo in Cina e mentre ritinteggiavamo le pareti è arrivato anche da noi, ma ormai l’investimento era fatto».

Da lì in poi sarebbe iniziato l’annus horribilis della pandemia. «Improvvisamente io e Massimiliano, come moltissimi altri, ci siamo ritrovati fermi: io con l’attività di ristorazione, lui con la necessità di reperire spazi per la preparazione dei catering per le trasmissioni televisive. E così abbiamo unito le idee e le forze. Una collaborazione che in un altro momento storico difficilmente si sarebbe fatta strada – ammette Scotti – Gestire tre attività, in tempi normali, non mi avrebbe mai lasciato il tempo di pensare a progetti come quelli che stiamo sviluppando insieme a Massimiliano».

«Una situazione – aggiunge Gennari – che mi ha fatto tornare a lavorare nella mia città dopo 20 anni, da quando muovevo i miei primi passi al Tre Gazzelle». La sua carriera lo ha infatti portato a lavorare in ristoranti gourmet tra Francia, Svizzera, North Carolina e persino a Singapore per 6 mesi, per poi approdare al mondo televisivo come chef di produzione di quattro edizioni di “Cuochi d’Italia” condotto da Alessandro Borghese e nella versione internazionale “Cuochi dal mondo” con Bruno Barbieri. (leggi qui)

Di necessità virtù, insomma. Ma che dire delle chiusure a cui è tuttora soggetto il vostro settore?
«I ristoranti sono chiusi da più di 30 giorni e i casi di Covid hanno continuato a salire, per cui mi viene da dire che forse la fonte di contagio non sono i nostri locali – commenta Scotti – Personalmente con l’asporto non arrivo neppure lontanamente al fatturato che avevo prima. Sinora abbiamo ricevuto solo un ristoro “una tantum”, stanziato ad aprile 2020 dal Governo Conte e versato alla categoria fra ottobre e dicembre. Come si fa a sopravvivere così? Più che i soldi vorrei un aiuto concreto, che mi possa sgravare sul pagamento di spese vive, come le utenze o i fornitori ad esempio».

L’ultimo locale acquisito è molto grande, ma di fatto lo vedete sempre vuoto: è prevista qualche forma d’aiuto sugli affitti?
«Al momento è previsto un bonus: se paghi 1.000 d’affitto hai 600 euro di credito d’imposta, quindi non è un provvedimento che mi fornisce liquidità, ad esempio per pagare le spese. Peraltro finché non incasso non ho neppure tasse da pagare, per cui forse beneficerò del credito solo quando le cose ripartiranno. Invece è adesso che abbiamo bisogno, anche perché non tutti riusciranno a rialzare la serranda», conclude Scotti.

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