Carenza di medici di base: interviene il consigliere regionale Rossi

Dopo i casi di Marano Ticino e Mezzomerico e l'intervista a La Voce del presidente dell'Ordine, si esprime anche il vice presidente della commssione Sanità in Piemonte

«Il caso della difficoltà di sostituzione del medico di medicina generale andato in pensione a Marano Ticino e Mezzomerico è solo il primo sintomo di un problema strutturale che, se non sapremo attrezzarci per tempo, colpirà tutto il Piemonte e in particolare le comunità più piccole e lontane dai centri urbani». Il consigliere regionale e vicepresidente della Commissione Sanità, Domenico Rossi, interviene dopo l’intervista rilasciata a La Voce dal presidente dell’Ordine dei medici Federico D’Andrea (leggi qui).

Rossi commenta così la notizia dei 1500 pazienti di Marano Ticino e Mezzomerico rimasti senza medico di base cui il sistema sanitario non riesce a dare una risposta: «Sul caso specifico sono vicino ai cittadini e ai sindaci e ho presentato un’interrogazione con l’auspicio che sia d’aiuto per trovare una soluzione accettabile e sostenibile per le comunità coinvolte, diversa da quelle messe in campo fino ad ora. Più in generale, invece, denuncio da tempo il problema della mancanza di una programmazione per consentire un corretto ricambio a fronte di una popolazione di medici abbastanza anziana, come evidenziato anche dall’ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Novara. Quelli che oggi operano sul territorio andranno giustamente in pensione e rischiamo seriamente di trovarci di fronte alla impossibilità di sostituirli per mancanza di medici.

«Secondo le elaborazioni della Federazione Regionale degli Ordini dei Medici del Piemonte entro il 2031 si registrerà una mancata copertura di personale media di circa il 26% – prosegue Rossi -. Uncittadino su quattro, circa 847.000 persone, non avrà il medico di famiglia anche se nelle province di Asti e Biella si toccheranno picchi rispettivameente del 34 e del 64%».

Per quanto riguarda la provincia di Novara nei prossimi 10 anni il saldo sarà negativo: a fronte di 194 pensionamenti saranno solo 103 i nuovi diplomati, mancheranno, quindi, 91 medici per coprire il fabbisogno del territorio pari a 239 MMG. 

Secondo il consigliere, la ricetta per affrontare l’emergenza passa per le borse di studio: «Il Governo ha preso coscienza del problema tant’è che negli ultimi anni ha triplicato le borse di studio per medici specializzandi portandole a 17.400 solo per il 2021, con l’obiettivo di superare l’imbuto formativo. Uno sforzo analogo serve anche per i medici di medicina generale. Una strada che, per ora, Regione Piemonte non sta seguendo. Ci abbiamo provato negli ultimi bilanci, ma anche nella discussione della recente legge sulla medicina di gruppo, ma siamo rimasti inascoltati». Olter che dai centri territoriali: «Non c’è nessun potenziamento del territorio possibile senza medici di medicina generale e infermieri di comunità – conclude Rossi -. Nei prossimi anni la Regione non sarà in grado di sostituire i medici che andranno in pensione. E la soluzione non potrà essere quella di alzare il massimale degli assistiti. Come potrà un professionista prendere in carico i pazienti cronici se deve seguire più di 1500 cittadini? Per affrontare un’emergenza straordinaria occorre un piano di intervento straordinario, diversamente quanto accadde oggi in due piccoli centri della provincia di Novara rischia di diventare una regola in tutto il Piemonte».

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