Antonio: «A Masterchef Cannavacciuolo come un papà… Anche a suon di pacche»

Per Antonio Colasanto «a Masterchef Cannavacciuolo è stato come un papà». Il ventiseienne dottorando in Chimica degli alimenti ha sfiorato di un soffio il titolo di decimo Masterchef d’Italia, ma torna a Novara con una valigia carica di ricordi e di progetti per il futuro.

Nato a Pisa nel ’94, si è trasferito sotto la Cupola all’età di 3 anni: «Pochi anni prima mio padre aveva vinto un concorso in Ortopedia al Maggiore, lo stesso accadde a mia madre, ingegnere, al Sisp. Così anche il mio trasferimento qui è stato inevitabile. A Novara siamo una “famiglia libera da parenti” – scherza – che vivono fra la Toscana e l’Iprinia. Territori, tutti, che sono riuscito a portare con me in questa avventura».

Diplomato in Chimica e tecnologia farmaceutica, ora sta seguendo il dottorato di ricerca in Food Healt and longevity all’Upo, un percorso di studi in cui si impara a «valutare le proprietà salutistiche degli alimenti – spiega – In questo momento sto lavorando sui risi e sulle loro diverse cotture, in termini di impatto sulle proprietà nutrizionali. L’approccio scientifico in cucina aiuta, senza dubbio, perché permette di correggere gli errori. Ma la cucina non è solo chimica, contano moltissimo anche il lato emozionale e la fantasia. E questo l’ho capito molto bene alla mistery box con il soffritto boomerang (quella che decretò l’espulsione di Irish, altro concorrente novarese, ndr)».

Colasanto è entrato a Masterchef grazie al suo “branzino tra le risaie”: «Una prima ricetta che mi ha permesso di dare voce anche alla mia grande passione per la pesca». Ma la mente torna subito alla finale: «Anche lì ho voluto portare emozioni e ricordi, come l’antipasto di seppie e piselli in chiave “dark side”. Ho voluto rischiare con un piatto tutto nero, perché rappresenta anche il mio periodo adolescenziale in cui mi piacevano le creste in testa. In ogni caso sono soddisfatto, delle mie scelte e in generale, non cambierei nulla del mio menù. Col senno di poi, ovviamente, correggerei alcuni dettagli nelle preparazioni. La finale – sottolinea – è davvero uno dei ricordi più belli, soprattutto lo è il livello dei piatti presentati anche dagli altri concorrenti. E’ stato estremamente stimolante rendersene conto».

Grande entusiasmo, quindi, ma dopo tante settimane trascorse nel talent di Sky ammette: «Il ritorno alla normalità non è stato semplice, soprattutto perché per la prima volta ho vissuto da solo. A Masterchef abbiamo avuto la fortuna di vivere in una bolla, è stato davvero bellissimo e ho instaurato un buon rapporto con tutti».

Con due concorrenti che vivono sotto la Cupola, un terzo e un giudice provenienti dal lago d’Orta, questa decima è stata l’edizione di Masterchef ad altissimo tasso di novaresità. «Finalmente – ribatte Antonio – Ilda è una donna molto brava e simpatica, mentre di Irish ho subito pensato che fosse uno degli avversari più forti da battere, peccato che sia uscito troppo presto – ammette – E poi c’è lo chef Cannavacciuolo, che per me è stato come un papà. Mi ha dato tantissimi consigli utili, sinceri e di cuore. E’ il giudice a cui mi sento più legato. Anche se… basta pacche, sto ancora andando dal fisioterapista – aggiunge divertito – Ma corre voce che la potenza sia direttamente proporzionale al suo affetto per il destinatario».

Antonio non ha vinto, ma si è comunque guadagnato il podio (essendo di fatto arrivato secondo). Ed è già pronto ad affrontare nuove sfide: «Innanzitutto volgio terminare il dottorato, perché non mi piace lasciare le cose a metà – sottolinea – E poi mi piacerebbe preparare cene a domicilio e aprire una pescheria con bistrot». L’uomo di scienza e quello dietro ai fornelli continueranno a convivere dentro di lui… Ci tenga aggiornati!

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