A me non importa nulla del Nutri-Score, ma credo che un po’ di informazioni in più e propaganda in meno farebbero bene al dibattito. 

Primo elemento: il “Nutri-Score aiuta a confrontare rapidamente alimenti simili e scegliere quindi l’alimento più sano. Contrassegna gli alimenti con una scala colorata da A verde (= equilibrato) a E rosso (= sbilanciato). Il punteggio è determinato tramite una formula scientificamente convalidata. Gli aspetti positivi e negativi sono valutati in un confronto reciproco. Gli aspetti positivi includono il contenuto di frutta, verdura, legumi, noci, alcuni oli, fibre alimentari e proteine. Al contrario, quanto più zucchero, sale, acidi grassi saturi e valore energetico contiene un alimento, più il punteggio tende verso la gamma rossa” (https://www.blv.admin.ch/blv/it/home/lebensmittel-und-ernaehrung/ernaehrung/nutri-score.html#:~:text=Come%20funziona%20Nutri%2DScore%3F,tramite%20una%20formula%20scientificamente%20convalidata). 

Dunque, il Nutri-Score non è una valutazione assoluta, ma viene utilizzato per confrontare alimenti simili tra loroPer esempio una pizza pronta contrassegnata in verde indica una scelta più sana di una pizza contrassegnata in arancione. Uno yogurt rosso è meno consigliato di uno yogurt giallo. Due alimenti diversi come pizza e yogurt non possono però essere paragonati con Nutri-Score. Okkey.  

Poi: il Nutri-Score non è una raccomandazione nutrizionale e non sostituisce le raccomandazioni nutrizionali nazionali, europee e dietetiche. Spieghiamo meglio: se in una dieta equilibrata e varia, si raccomandano, per esempio, tre porzioni di latticini al giorno e si stabilisce che da 150 a 200 g di yogurt sono considerati una porzione, questa raccomandazione rimane valida indipendentemente dal punteggio Nutri-Score di uno yogurt. Un punteggio Nutri-Score verde non significa necessariamente un lasciapassare, così come un punteggio rosso non significa di per sé un divieto. Nutri-Score aiuta solo a fare la scelta più sana, ad esempio tra diversi yogurt.

Terzo punto: danneggerà il made in Italy? Probabilmente no, ma pone comunque degli interrogativi di cui si fa carico soprattutto la Coldiretti. Leggiamo: “Secondo l’Antitrust il sistema a colori dell’etichetta Nutri-Score – evidenzia Coldiretti – potrebbe indurre in valutazioni errate sulla salubrità di un determinato prodotto, prescindendo dalle esigenze complessive di un individuo (dieta e stile di vita), dalla quantità e dalla frequenza di assunzione all’interno di un regime alimentare variegato ed equilibrato”. In effetti potrebbe essere vero. Inoltre “le etichette a colori – sottolinea la Coldiretti – si concentrano esclusivamente su un numero molto limitato di sostanze nutritive (ad esempio zucchero, grassi e sale) e sull’assunzione di energia senza tenere conto delle porzioni, escludendo paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta”. Tradizione contro innovazione, ok. E poi? “L’equilibrio nutrizionale – precisa la Coldiretti – non può essere ricercato nel singolo prodotto ma nell’equilibrio tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e per questo non sono accettabili etichette semplicistiche che allarmano o scoraggiano il consumo di uno specifico prodotto. In questo modo si finisce paradossalmente per escludere eccellenze – denuncia Coldiretti-  della Dieta mediterranea, dall’olio extravergine d’oliva al Parmigiano Reggiano, a vantaggio di prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta”. 

Opinioni condivisibili del tutto o in parte, ma ciò che salta all’occhio è il binomio naturale-artificiale, tutto da spiegare ma qui uno slogan; e poi la non spiegazione del Nutri-Score come sistema di valutazione all’interno di una categoria. Le domande sono evidenti? All’interno della categoria olii, per esempio, che differenza ci sarà mai fra olio italiano ed olio spagnolo? Nessuna. Così sarà anche per i formaggi o il burro o la pasta secca. Nessun paragone poi fra Coca Cola e Parmigiano, per esempio, se non indotta da una valutazione assoluta, arbitraria e sbagliata. Di cosa stiamo parlando allora?

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Riccardo Milan

Riccardo Milan

Riccardo Milan è professore, giornalista e blogger. Lavora alla scuola alberghiera di Stresa ed è pubblicista dal 1999. Da meno, è blogger con Allappante.it. Si è occupato per anni di cultura materiale, studente, scrittore e docente: vino, birra, gastronomia, cucina per lo più tipica, storia delle tradizioni. Sommelier ed idrosommelier per diletto. Vive sul Lago d’Orta.

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