Nelle sue lezioni sulla storia d’Italia nel trentennio 1918-1948, tenute all’Institut d’Ètudes Politiques di Parigi nel gennaio del 1950 e pubblicate postume nel 1961 con il titolo L’Italia contemporanea, Federico Chabod delineò uno schema interpretativo della nostra Resistenza imperniato sulla profonda diversità delle vicende che avevano segnato le strutture istituzionali e le comunità nelle differenti aree geografiche del paese dal 10 luglio 1943 al 2 maggio 1945. Una lettura acuta e profonda che è progressivamente scivolata sullo sfondo, soprattutto nel discorso pubblico, ma che risulta indispensabile riprendere per comprendere la natura dei processi che hanno sostenuto la costruzione della democrazia nell’Italia repubblicana, e anche le difficoltà di riconoscere nel 25 aprile il punto di svolta della storia italiana.

La liberazione del territorio italiano inizia il 10 luglio del 1943, quando le truppe alleate guidate da Patton e Montgomery sbarcano nella Sicilia sud-occidentale, avanzando senza incontrare nessun tipo di resistenza, se non qualche sporadico contrattacco tedesco intorno a Caltanisetta, tanto che già il 22 luglio la settima armata americana riesce a prendere possesso di Palermo. Mentre la campagna italiana proseguirà tra alti e bassi fino allo sfondamento della linea gotica ai primi di aprile del 1945, incominciava la vicenda dell’occupazione alleata, gestita dell’Allied Military Government fino al 31 dicembre 1945, mentre la Allied Commission, costituita il 2 novembre del 1943 per rendere operative le clausole armistiziali, cessò la sua attività soltanto con l’entrata in vigore del trattato di pace del febbraio del 1947. Lo scopo pricipale dell’attività dell’AMG era di natura strettamente militare, amministrare il territorio in funzione delle necessità delle truppe di occupazione. Ma, naturalmente, quando si amministrano delle comunità non è possibile eludere le dimensioni più propriamente politiche e sociali, e finanche umane.

Victor Joppolo, il protagonista di A Bell for Adano è un maggiore dell’AMG, sbarcato in Sicilia al seguito della settima armata del generale Patton, cui è affidato il compito di governare il territorio della cittadina di Adano, nella finzione, Licata, nella realtà, una delle teste di ponte dello sbarco alleato. L’autore, John Hersey, è uno dei più celebrati giornalisti americani. Quando venne pubblicato il libro, nel 1944, Hersey aveva trent’anni, ma già una solida reputazione conquistata grazie ai reportage realizzati per Time e Life. Nell’agosto del 1946 arrivò la definitiva consacrazione con lo sconvolgente reportage sulle conseguenze della bomba sganciata su Hiroshima, pubblicata sul New Yorker che gli dedicò pressochè un intero numero, poi raccolta in volume. Molti critici ritengono che questi lavori sono all’origine del New Journalism, successivamente portato alla ribalta delle cronache letterarie da Truman Capote e Tom Wolfe.

A Bell for Adano vinse il Premio Pulitzer nel 1945. La popolarità del libro crebbe ulteriormente con l’adattamento teatrale dello stesso anno di Paul Osborne per la regia d Hank Potter, che rimase in cartellone a Broadway per un intero anno, e con il film diretto da Henry King nel 1947, protagonisti Gene Tierney e John Hodiak. Il filo conduttore della vicenda è la determinazione con cui Joppolo si adopera per restituire al paese la campana del palazzo municipale, vecchia di settecento anni, che l’esercito italiano aveva requisito per fonderla ad uso bellico. Joppolo ne comprende il significato identitario per la comunità e farà di tutto per trovare un’altra campana altrettanto evocativa. Attraverso questa immagine, Hersey ci mette di fronte in modo trasparente, ma senza essere eccessivamente didascalico, alla profonda differenza tra la democrazia e il fascismo nell’organizzare la convivenza nelle comunità. E si può dire che intorno a quest’idea Hersey costruisce tutta la sua storia, che non ha una trama precisa, ma si compone delle diverse avventure in cui Joppolo si trova coinvolto provvedendo alle varie incombenze connesse allo svolgimento dei compiti che gli sono affidati, mentre sullo sfondo continuano i suoi tentativi di recuperare la campana.

La Sicilia di Hersey è una Sicilia ricca di umanità, ma piegata da vessazioni secolari, di cui il fascismo costituisce il punto di arrivo finale. È una regione di un paese nemico – l’armistizio è al di là da venire – militarmente, ma soprattutto ideologicamente, e Joppolo si sente investito della missione di dimostrare agli uomini e alle donne – e pure ai bambini, in una delle più belle pagine del libro – che amministra che grazie all’invasione americana non sono più sudditi, ma cittadini che devono imparare a governarsi. Anche a costo di entrare i conflitto con i comportamenti rudi e vessatori dei suoi superiori che conducono la guerra. E sarà proprio uno scontro con il generale Marvin, dietro cui si cela neppure troppo nascostamente Patton, a chiudere la vicenda con la rimozione di Joppolo e il suo ritorno al quartier generale di Algeri.

Anche se sono passati molti anni e si sono succeduti migliaia di libri, romanzi, analisi storiche e sociologiche sulla storia dell’Italia in quel periodo cruciale, credo valga la pena leggere, o rileggere, A Bell for Adano, non solo per la qualità della scrittura e la sapiente costruzione narrativa – non manca neanche la storia d’amore, intrecciata a un sottile scavo psicologico, forse di natura autobiografica, che indaga su cosa succede agli uomini che si trovano per tanto tempo lontano da casa loro malgrado -, ma soprattutto perché ci offre uno sguardo differente sulla liberazione del nostro paese e sulle questioni di fondo che ancora oggi ci tormentano.

John Hersey, A Bell for Adano, Alfred Knopf 1944


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