Da una tragedia che nel 2009 sconvolse Novara è nato un progetto che, in sedici anni, ha raggiunto quasi 30 mila studenti, trasformando il dolore in un impegno concreto contro il bullismo e il cyberbullismo. È il «Progetto per Tommaso», l’iniziativa di prevenzione ed educazione digitale per la quale ieri, 20 ottobre, è stato rinnovato in Questura il protocollo di collaborazione tra la Polizia di Stato e l’Asl di Novara.
A sottoscrivere il rinnovo, che avrà durata triennale, sono stati il questore Fabrizio La Vigna e il direttore generale dell’Asl Angelo Penna, alla presenza del presidente del Rotary Club Val Ticino, Luigi Falabrino. Un passaggio formale che consolida una collaborazione avviata molti anni fa e cresciuta nel tempo grazie al coinvolgimento delle scuole e di numerose realtà del territorio.
«Quella di Tommaso è una vicenda dolorosa che, a distanza di sedici anni, continua a rappresentare uno stimolo per aiutare i giovani a riconoscere e affrontare i rischi del mondo digitale», ha sottolineato il questore La Vigna, richiamando l’importanza di fornire ai ragazzi, soprattutto a quelli più vulnerabili, gli strumenti necessari per muoversi consapevolmente in una realtà tanto affascinante quanto insidiosa. Una riflessione che parte dalla consapevolezza che situazioni di fragilità come quella vissuta da Tommaso possono riguardare molti altri adolescenti.
La nascita del progetto
Il progetto affonda le sue radici nel 2010 grazie a Rotary Club Val Ticino insieme al Servizio di psicologia del Dipartimento materno Infantile dell’Asl, con il sostegno della Fondazione Comunità Novarese. L’obiettivo è prevenire il disagio giovanile legato all’utilizzo delle nuove tecnologie, contrastare il bullismo e il cyberbullismo e promuovere un rapporto più consapevole con internet e i social.
Il progetto prese il via proprio dal liceo Antonelli, dove Tommaso studiava, per poi estendersi progressivamente ad altri istituti superiori della città e della provincia. Negli anni sono state coinvolte anche le scuole medie e primarie, in risposta a un utilizzo sempre più precoce degli smartphone e delle piattaforme digitali.
Oltre duemila ragazzi formati per aiutare i coetanei
Il punto di forza del «Progetto per Tommaso» è la peer education, l’educazione tra pari. Non sono soltanto gli adulti a parlare ai ragazzi dei pericoli della rete: sono gli stessi studenti, dopo un percorso di formazione, a diventare punti di riferimento per i propri compagni.
I cosiddetti peer educators partecipano a incontri con psicologi, operatori sanitari, personale specializzato della Polizia di Stato ed esperti informatici. Acquisiscono competenze sui rischi della navigazione online, sulla tutela della privacy, sul cyberbullismo e sulle dinamiche delle relazioni digitali, per poi trasmettere quanto appreso agli altri studenti attraverso incontri e attività nelle classi.
I risultati raccontano la dimensione raggiunta dall’iniziativa: in sedici anni sono stati formati oltre 2 mila peer educators, mentre le attività educative hanno coinvolto più di 22.400 studenti delle scuole superiori e 7.300 delle scuole medie, per un totale che sfiora le 30mila presenze.
Una rete di collaborazione che guarda al futuro
Il rinnovo del protocollo conferma il ruolo centrale della collaborazione tra Questura e Asl, che mettono a disposizione competenze differenti ma complementari: da un lato la prevenzione e la conoscenza dei rischi e delle conseguenze legali dei comportamenti online, dall’altro il sostegno psicologico e l’attenzione al benessere degli adolescenti.
Accanto alle due istituzioni continuano a sostenere il progetto i Rotary Club novaresi, il Distretto Rotary 2031 e la Fondazione Comunità Novarese.
In sedici anni è cambiato profondamente anche il contesto nel quale l’iniziativa opera. Se nel 2010 l’attenzione era rivolta soprattutto ai primi fenomeni di cyberbullismo e all’uso dei social network, oggi la diffusione degli smartphone tra i più piccoli e le nuove possibilità offerte dall’intelligenza artificiale pongono ulteriori sfide educative.
Resta però immutato il principio sul quale il progetto è stato costruito: aiutare i ragazzi a riconoscere i pericoli della rete attraverso la conoscenza, il confronto e la responsabilizzazione. Un percorso che continua a tenere viva la memoria di Tommaso, trasformandola in un’occasione di prevenzione per le nuove generazioni.








