Il carcere apre le porte alla città: i detenuti salgono sul palco con Cabiria Teatro

Il carcere apre le porte alla città e affida ai detenuti il compito di raccontare ciò che accade dietro le sbarre, senza finzioni né sconti. Venerdì 11 e sabato 12 settembre, alle 17, nella Casa circondariale di Novara, andrà in scena “Abbracciare una stella”, spettacolo scritto e interpretato dai detenuti al termine del laboratorio teatrale condotto da Elena Ferrari e Mariano Arenella di Cabiria Teatro.

È uno dei momenti più attesi dell’edizione 2026 delle “Notti di Cabiria”: un viaggio tra il peso delle scelte, il rapporto con la giustizia e la possibilità del riscatto, costruito attraverso le voci autentiche di chi il carcere lo vive ogni giorno. Sul palco le parole diventano pietre e i silenzi pesano come catene, ma anche nei luoghi più chiusi resta spazio per una luce fragile e ostinata.

Lo spettacolo, realizzato con il contributo della Fondazione Banca Popolare di Novara e della Regione Piemonte, vedrà impegnati quindici detenuti, non soltanto come attori ma anche nella gestione del suono, delle luci e delle attività dietro le quinte.

«Per la prima volta il laboratorio teatrale comprende anche figure che lavorano dietro le quinte e che hanno acquisito competenze spendibili una volta terminata la detenzione», ha spiegato il direttore della Casa circondariale Mario Pieraldo, che ha raccolto un progetto avviato prima del suo arrivo.

Il testo porta la firma di due detenuti. «Quando lo abbiamo letto era ancora un po’ acerbo, ma la struttura c’era già – hanno raccontato Ferrari e Arenella –. Abbiamo dovuto soltanto aggiungere alcuni passaggi. Siamo rimasti sorpresi dal livello professionale della scrittura e dalla passione con cui tutti hanno lavorato».

La vicenda ruota intorno a un uomo che chiede denaro a un amico, facendogli credere che serva per la figlia, mentre in realtà è destinato al gioco. Da quella menzogna prende forma una storia nella quale si intreccia anche un omicidio. Il resto, sottolineano i registi, dovrà essere scoperto dal pubblico durante lo spettacolo.

Per Franco Zanetta, presidente della Fondazione Banca Popolare di Novara, il progetto affronta «un tema etico fondamentale, quello della rieducazione». «Non c’è niente di meglio, per i detenuti, di un’attività capace di stimolare la creatività – ha osservato –. Esiste anche un tema di sicurezza: chi partecipa a questi percorsi ha meno probabilità di ricadere nelle stesse dinamiche. È inoltre un esempio concreto di sinergia tra pubblico e privato».

Anche il Comune sostiene l’iniziativa. «Il Comune c’è perché anche i detenuti sono cittadini e queste attività restituiscono loro pienamente la dimensione di persone – ha affermato l’assessora ai Servizi sociali Teresa Armienti –. Dobbiamo provare a eliminare il pregiudizio: è necessario un lungo percorso di rieducazione non soltanto per chi si trova in carcere, ma anche per i cittadini nei suoi confronti».

Il progetto non si fermerà alle due rappresentazioni di settembre. Alcuni detenuti parteciperanno anche a “Romeo e Giulietta opera ibrida” di Cabiria Teatro, già rappresentato lo scorso anno all’interno della Casa circondariale e in programma il 30 ottobre al Teatro Coccia. Sono previste due repliche: una al mattino, destinata alle scuole, e una serale aperta al pubblico. L’iniziativa rientra nel programma del Centro per la giustizia riparativa.

Sul palco del Coccia saliranno anche due ex detenuti attualmente impegnati in un percorso di messa alla prova, che hanno scelto di continuare a far parte del progetto.

La rappresentazione dell’11 settembre è già esaurita, mentre per quella di sabato 12 rimangono ancora alcuni posti. Per accedere alla Casa circondariale è obbligatorio inviare preventivamente una copia della carta d’identità all’indirizzo infocabiriateatro@gmail.com.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore