Caldo, afa e voglia di refrigerio continuano a spingere centinaia di novaresi verso le piscine comunali Solferino e Terdoppio. Dopo un luglio leggermente più debole rispetto alle attese, i numeri restano in linea con quelli dello scorso anno e confermano il ritorno delle famiglie. Dietro una stagione complessivamente positiva, però, chi gestisce gli impianti deve fare i conti con criticità sempre più frequenti: dal rispetto delle regole ai comportamenti poco igienici che hanno portato il Comune di Novara a emanare una specifica ordinanza sull’abbigliamento consentito in vasca.
«I numeri di ingressi sono, per ora, in linea con l’anno scorso. Abbiamo registrato un calo sul mese di luglio, ma parliamo comunque di numeri in crescita rispetto al 2024. In questo senso hanno aiutato tanto anche i centri estivi», sottolinea Luca Vidali, presidente della Comunità Giovanile Lavoro, cooperativa sociale che ha in gestione le due strutture.
«A giugno c’è stato anche il blocco della piscina su tre giorni, con l’impianto Terdoppio dato in concessione per delle gare di nuoto. Questo ha inficiato sia sull’interno che, soprattutto, sulla parte esterna», aggiunge Anna Laura Boscolo, vicepresidente della cooperativa.
«A luglio dell’anno scorso poi c’è stata un’affluenza più bassa a causa del brutto tempo. I cali di quest’anno, invece, credo siano dettati dal fatto che molta gente è andata via. Anche i nostri fornitori, o comunque le persone con cui siamo confrontati, hanno percepito questa differenza» aggiunge.
Parlando invece dei frequentatori, c’è una differenza sostanziale tra le due strutture: «La Solferino, anche a causa della capienza limitata, è perlopiù frequentata da clienti abituali. Al Terdoppio, invece, c’è un po’ più di ricambio. Una cosa che abbiamo notato è un ritorno in piscina delle famiglie, ma in generale le strutture sono frequentate da persone di tutte le fasce d’età».
I problemi della gestione
Nonostante gli ottimi numeri delle strutture, ci sono diversi problemi che gli addetti ai lavori della Comunità Giovanile Lavoro si ritrovano ad affrontare spesso. «C’è un aspetto penalizzante, anche per l’Ente: sembra quasi che nelle strutture pubbliche si voglia far passare il concetto che tutto sia concesso. E questo è sfavorevole per i lavoratori, che spesso si ritrovano a dover gestire situazioni che esulano completamente da quello che dovrebbero fare», sottolinea Vidali. Un problema che si verifica soprattutto nel periodo di apertura: «Storicamente si fa più fatica nel mese di giugno, perché è necessario far ricordare le regole e spesso capitano situazioni difficili da gestire. Poi nei mesi successivi la situazione è più calma, anche se ogni tanto ci sono episodi particolari».
Ma quali potrebbero essere le soluzioni a questo tipo di problematiche? «Ci vorrebbe un presidio, o comunque maggiore presenza, da parte del comune di Novara. A me piacerebbe avere maggiore contatto con i proprietari delle piscine, anche solo per avere un aiuto nella risoluzione di certi problemi. Penso che sia l’unico modo per potersi migliorare».
Le novità sull’ordinanza comunale
Un’ulteriore criticità è emersa negli ultimi giorni, tanto che il sindaco Alessandro Canelli ha firmato un’ordinanza sull’abbigliamento da utilizzare all’interno delle piscine comunali. Un provvedimento resosi necessario per contrastare alcuni comportamenti ritenuti poco igienici. «Il problema principale riguarda soprattutto l’abitudine, da parte di alcuni uomini, di indossare la biancheria intima sotto il costume. Si tratta di una pratica assolutamente non igienica e di un comportamento contro il quale, purtroppo, dobbiamo intervenire quotidianamente» spiega Boscolo.
Gli addetti ai lavori si ritrovano così a dover fronte a diversi problemi, soprattutto con chi cerca in tutti i modi di sviare l’ordinanza: «Ci ritroviamo a dover educare tutti i giorni su questa situazione, con persone di tutta la fascia d’età».
Nonostante tutto, però, la Comunità Giovanile Lavoro continua nella sua missione: «Tutto questo non ci fa dire “chiudiamo i battenti”, assolutamente. Ma è importante che si faccia fronte a queste situazioni per poter migliorare la qualità all’interno della piscina per tutti, dai clienti ai lavoratori», conclude Boscolo.








