Non solo le storiche graduatorie dell’edilizia popolare. Oggi a bussare agli sportelli dei Servizi sociali sono anche giovani coppie con un solo stipendio, anziani che non riescono più a sostenere gli aumenti degli affitti, famiglie che fino a poco tempo fa erano completamente estranee ai percorsi di assistenza. È questa la fotografia di una città che cambia e che, proprio per questo, è stata scelta come esempio nazionale all’interno della prima pubblicazione dei “Quaderni – Osservatorio sulle città”, il progetto promosso dal sindacato UGL e presentato oggi alla Rocchetta del castello di Novara.
La collana raccoglierà ogni anno le esperienze di sei amministrazioni italiane chiamate a raccontare una propria “best practice”. Per la prima edizione è stata scelta Novara, con il suo percorso di rigenerazione urbana e di riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica, realizzato in gran parte grazie ai finanziamenti del Pnrr.
A spiegare il senso dell’iniziativa è stata la curatrice della collana, Ada Fichera, che ha sottolineato come il lavoro dedicato a Novara possa diventare uno strumento di confronto tra amministrazioni, proponendo un modello replicabile in altre città alle prese con le stesse criticità.
Ma, al di là delle opere, il messaggio emerso dalla presentazione riguarda soprattutto il cambiamento delle esigenze abitative.

«Quando ci siamo insediati nel 2016 – ha ricordato il sindaco Alessandro Canelli – ci siamo trovati davanti un patrimonio di edilizia pubblica in condizioni molto critiche e una gestione piena di lacune. C’era già un forte problema abitativo e il simbolo era il campo Tav, dove vivevano oltre 520 persone in un vero e proprio ghetto».
Da lì è partito un percorso iniziato con il Bando Periferie del Governo Renzi e poi proseguito grazie ai fondi del Pnrr. Oggi gli interventi interessano, tra gli altri, l’ex campo Tav, Cascina Cascinetta, le Case Bianche di via Pianca e via Bonola, via Casorati e via Calderara, per un investimento complessivo che sfiora i 150 milioni di euro, 80 dei quali dai fondi Pnrr.
Secondo il sindaco, però, il vero nodo è quello che attende le amministrazioni nei prossimi anni: «Nel nostro Paese cresce la fascia di popolazione che fatica a sostenere il costo della casa. Quando oltre il 40% dello stipendio viene assorbito dall’abitazione, una famiglia entra in sofferenza. Aumentano i nuclei composti da una sola persona, aumentano le separazioni e, nonostante il calo demografico, cresce la richiesta di alloggi. Per questo il nuovo Piano regolatore dovrà necessariamente tenere conto delle nuove esigenze abitative».
Una trasformazione che i Servizi sociali osservano ogni giorno. «La priorità di almeno tre quarti delle richieste quotidiane riguarda ormai la casa – ha spiegato l’assessora Teresa Armienti -. Sempre più spesso si presentano persone che non avevano mai avuto rapporti con i Servizi sociali. Se il problema abitativo non viene affrontato tempestivamente, queste situazioni finiscono inevitabilmente per diventare un problema sociale molto più ampio».
L’identikit dei nuovi utenti è diverso rispetto al passato: giovani coppie monoreddito, pensionati che non riescono più a pagare affitti sempre più elevati, famiglie che il mercato immobiliare ha progressivamente escluso.
Per questo, secondo Armienti, anche il concetto stesso di edilizia popolare deve evolversi: l’ex campo Tav, destinato a trasformarsi in un nuovo quartiere della città, rappresenta il simbolo di questo cambiamento. A Cascina Cascinetta nasceranno inoltre 66 nuovi alloggi: una parte destinata all’edilizia residenziale pubblica tradizionale e una parte gestita direttamente dal Comune attraverso bandi rivolti a nuove categorie fragili dell’edilizia sociale, con un modello gestionale nel quale Palazzo Cabrino intende avere un ruolo più diretto.
«Dobbiamo ripensare il concetto stesso di edilizia popolare – ha osservato Armienti – perché tutti siamo chiamati a prenderci cura di chi attraversa un momento di difficoltà».
La risposta arriverà anche dal nuovo Piano regolatore generale, al quale l’amministrazione sta lavorando da circa sette mesi. L’assessora all’Urbanistica Marzia Vicenzi ha annunciato che il nuovo strumento urbanistico individuerà nuove aree di recupero di edifici dismessi e nuovi spazi destinati all’edilizia convenzionata e agli affitti calmierati. Sono previste anche premialità urbanistiche per gli operatori che investiranno in questo settore, con l’obiettivo di distribuire gli interventi in diversi quartieri della città, evitando eccessive concentrazioni.
Attualmente gli alloggi di edilizia pubblica risultano distribuiti in modo molto disomogeneo sul territorio comunale. I numeri più elevati si registrano a Sant’Agabio (502 alloggi), Rizzottaglia (468) e Sant’Andrea (443), seguiti da Sant’Antonio (253) e Centro (231). Più contenuta la presenza negli altri quartieri: Villaggio Dalmazia (167), San Rocco (76), Bicocca (73), Lumellogno (54), San Martino (38), Sacro Cuore (35), Porta Mortara (19), Ovest (18), Santa Rita (5) e Gionzana (1).
A chiudere la presentazione è stato il segretario nazionale UGL Francesco Paolo Capone, che ha evidenziato come il progetto dei “Quaderni” voglia mettere a disposizione di tutte le amministrazioni esperienze concrete nate dall’analisi dei cambiamenti sociali. «Il sindacato tutela lavoratori, pensionati e chi un lavoro lo cerca. Per questo è importante offrire ai sindaci strumenti utili per affrontare fenomeni come la nuova emergenza abitativa, che riguarda ormai una parte sempre più ampia della popolazione».








