Il disagio di questi giorni di caldo torrido mette a dura prova il corpo, ma sembra che l’aria immobile e afosa pesi anche sull’anima. Con i vestiti appiccicati sulla pelle e in affanno per le temperature estreme, proviamo a cercare nella poesia un refrigerio mentale ed emotivo.
A Umberto Saba sono sufficienti immagini scarne e quotidiane per descrivere un assolato pomeriggio estivo ed esplorare il silenzio come difesa, un rifugio protettivo dalla forza estenuante e invadente della natura, ma anche dal dolore esistenziale.
La quiete delle case sbarrate e dell’assenza di suoni umani viene improvvisamente interrotta dal frinire acuto e penetrante delle cicale, quasi un incontenibile istinto di sopravvivenza della natura e la resistenza della vita, che vibra nonostante il caldo opprimente.
Silenzio! Hanno chiuso le verdi
persiane delle case.
Non vogliono essere invase.
Troppe le fiamme
della tua gloria, o sole!
Bisbigliano appena
gli uccelli, poi tacciono, vinti
dal sonno. Sembrano estinti
gli uomini, tanto è ora pace
e silenzio… Quand’ecco da tutti
gli alberi un suono s’accorda,
un sibilo lungo che assorda,
che solo è così: le cicale.
U. Saba, Meriggio d’estate, 1907








