La risicoltura novarese guarda al futuro puntando su innovazione, ricerca scientifica e sostenibilità ambientale. È stato presentato giovedì 25 giugno, nella sede di Acqua Novara VCO, il progetto MAREA (Mitigation and Agroecology for Rice Ecosystems and Aquatic Environments), un’iniziativa che mette insieme imprese, università, istituzioni e gestori del servizio idrico con l’obiettivo di sviluppare nuove pratiche agricole in grado di rendere la coltivazione del riso più competitiva, resiliente e a ridotto impatto ambientale.
Il progetto nasce in un momento particolarmente delicato per il comparto risicolo, alle prese con gli effetti della variabilità climatica, l’aumento dei costi dei fertilizzanti e la crescente necessità di tutelare le risorse idriche. Proprio per rispondere a queste sfide, MAREA propone un approccio che integra innovazione tecnologica e sostenibilità, seguendo una linea già delineata durante la Conferenza ONU sul clima di Belém (COP30).
Ad ospitare la presentazione è stata Acqua Novara VCO, che ha illustrato anche le linee guida del Piano Agenda 2036 dedicate al riutilizzo delle acque di depurazione a beneficio del settore agricolo. In questo contesto si inserisce il progetto MAREA, sviluppato in stretta collaborazione con le aziende del territorio.
Il cuore della sperimentazione consiste nell’impiego, durante la semina, di bioattivatori innovativi sviluppati da SOP – Save Our Planet, società benefit e B Corp italiana. L’obiettivo è favorire lo sviluppo dell’apparato radicale delle piante e migliorare le relazioni biologiche nel suolo, aumentando l’efficienza nell’utilizzo dei nutrienti e riducendo al tempo stesso gli impatti sulle emissioni e sulla qualità delle acque.
Tra i risultati attesi figurano una riduzione dell’impiego di fertilizzanti, una maggiore resilienza delle colture agli stress ambientali, l’ottimizzazione dei costi di produzione e una diminuzione dell’impatto ambientale complessivo della risicoltura.
Le prove sono già in corso in campi georeferenziati situati nei comuni di Vespolate e Borgolavezzaro, nel cuore di uno dei principali distretti risicoli europei.
La sperimentazione è supportata da un articolato programma di monitoraggio scientifico. L’Università degli Studi di Torino coordina gli aspetti agronomici e la validazione dei risultati, mentre UpToFarm, spin-off dell’ateneo torinese, si occupa della misurazione delle emissioni di gas serra direttamente nei campi. Acqua Novara VCO monitorerà invece la qualità delle acque di drenaggio e la dinamica dei nutrienti, confermando il proprio ruolo nella tutela della risorsa idrica.
L’obiettivo finale è mettere a disposizione degli agricoltori dati scientificamente validati che consentano di adottare pratiche sempre più efficienti sotto il profilo produttivo e ambientale.
I risultati della sperimentazione saranno presentati a novembre 2026 durante la COP31 di Antalya, entrando così nel dibattito internazionale sulle strategie di innovazione agricola, gestione sostenibile delle risorse idriche e mitigazione dei cambiamenti climatici.
Alla presentazione sono intervenuti Daniele Barbone, amministratore delegato di Acqua Novara VCO, Marco Poggianella, CEO e cofondatore di SOP – Save Our Planet, il ricercatore Marcello Ermido Chiodini, Simone Pelissetti, CEO e direttore scientifico di UpToFarm, il consigliere delegato della Provincia di Novara Giuseppe Maio, la presidente di Ente Risi Natalia Bobba e l’assessore regionale all’Ambiente, Ricerca e Innovazione Matteo Marnati.








