A tre giorni dall’apertura del cantiere di piazza Martiri, i primi scavi hanno già restituito reperti archeologici. A confermarlo è il Comune di Novara dopo che, nella giornata di ieri, una fotografia comparsa in un gruppo social dedicato alla città aveva iniziato a circolare generando decine e decine di commenti e polemiche.
La foto, pubblicata senza alcuna fonte, mostrava uno scavo con evidenti tracce murarie e materiali antichi riportati alla luce. In poche ore il post ha superato i cento commenti, quasi tutti orientati nella stessa direzione: «E si sapeva», «Ma davvero? Chi l’avrebbe mai pensato?», «Era già tutto previsto» e via dicendo. Il sottinteso era chiaro: l’idea che il Comune stesse andando avanti con i lavori ignorando volutamente la presenza di reperti nel sottosuolo.
Ma la questione reale è un’altra. Perché la foto, questa volta, era autentica. E autentici sono anche i ritrovamenti. Noi siamo andati a verificare direttamente sul posto, abbiamo fotografato l’area del cantiere e chiesto conferma in Comune.
A rassicurare sull’impatto dei ritrovamenti è però il sindaco Alessandro Canelli, che parla di una situazione del tutto normale in una città storica come Novara. Secondo quanto riferito dal primo cittadino, si tratterebbe infatti di rinvenimenti archeologici non particolarmente rilevanti e soprattutto non tali da bloccare o rallentare il cronoprogramma del cantiere.
Del resto, che nel sottosuolo del centro storico novarese possano emergere stratificazioni di epoche diverse non rappresenta certo una sorpresa. È una possibilità prevista e conosciuta da tempo, tanto che i lavori vengono eseguiti sotto la supervisione della Soprintendenza proprio per monitorare eventuali ritrovamenti.
La vicenda, però, racconta anche altro. Per ore il dibattito social si è alimentato quasi esclusivamente sull’immagine, senza verifiche, senza contesto e senza che qualcuno si chiedesse cosa fosse stato trovato davvero e soprattutto quali conseguenze concrete avrebbe avuto sul cantiere. L’esistenza dei reperti è diventata immediatamente, per molti, la prova che l’intervento fosse destinato a fermarsi.
Al momento, invece, il messaggio che arriva dal Comune è opposto: i ritrovamenti fanno parte della normalità di un’opera realizzata nel cuore storico della città e non rappresentano un ostacolo alla riqualificazione della piazza.








