Tumore al seno, a Novara un test genetico per personalizzare le cure e ridurre gli effetti collaterali

All’ospedale Maggiore la ricerca oncologica guarda sempre più alla medicina personalizzata. A spiegarlo è stata Alessandra Gennari, direttrice del reparto di Oncologia dell’ospedale. L’appuntamento è stato l’occasione per fare il punto sui risultati raggiunti e sulle prospettive future di due realtà considerate tra le eccellenze del Maggiore e dell’Università del Piemonte Orientale, entrambe impegnate nello sviluppo di modelli assistenziali sempre più sostenibili, personalizzati e orientati ai bisogni del paziente.

Il reparto di Oncologia, centro di riferimento per la diagnosi e il trattamento dei tumori solidi, integra attività clinica, ricerca traslazionale e sperimentazione terapeutica avanzata attraverso percorsi multidisciplinari dedicati ai pazienti oncologici.

Nel corso della conferenza è stato presentato il progetto di ricerca “SNP-ET”, coordinato dalla dottoressa Benedetta Conte e recentemente finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito del Bando Ricerca Finalizzata 2024 – Giovani ricercatori. Il progetto, della durata di 36 mesi, punta a sviluppare un test innovativo, non invasivo e a basso costo per personalizzare la terapia ormonale nelle giovani pazienti affette da carcinoma mammario ormono-sensibile in fase iniziale.

Il tumore al seno ormono-sensibile rappresenta infatti la forma più frequente di carcinoma mammario. Sebbene le terapie endocrine abbiano migliorato significativamente la sopravvivenza, resta elevato il rischio di recidive tardive, che possono manifestarsi anche a distanza di venti o venticinque anni dalla diagnosi. Una situazione che spesso porta a prolungare i trattamenti nel tempo, con effetti importanti sulla qualità di vita delle pazienti e con possibili tossicità legate alle cure.

Per affrontare questa sfida, il gruppo di ricerca composto dalla stessa Conte, dal dottor Davide Soldato dell’Irccs Policlinico San Martino di Genova e dalla dottoressa Maria Lucia Iacovino dell’Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli ha sviluppato uno studio basato sull’analisi delle varianti genetiche ereditarie coinvolte nel metabolismo degli estrogeni.

Il progetto coinvolge tre centri italiani di eccellenza: l’Aou Maggiore della Carità di Novara, capofila dello studio, l’Irccs Policlinico San Martino di Genova e l’Istituto Nazionale Tumori Irccs Pascale di Napoli. L’obiettivo è integrare ricerca genomica, studi clinici e analisi della qualità di vita per arrivare rapidamente a un’applicazione concreta nella pratica clinica.

«La nostra ipotesi – spiega Benedetta Conte, oncologa medica e ricercatrice dell’Università del Piemonte Orientale – è che alcune varianti genetiche influenzino i livelli di estrogeni: da un lato aumentando il rischio di recidiva, dall’altro riducendo la probabilità di effetti collaterali più gravi, come l’osteoporosi».

L’obiettivo finale è mettere a punto un test basato su un semplice prelievo di sangue, capace di identificare il rischio di recidiva tardiva, prevedere la tossicità delle terapie endocrine e supportare decisioni terapeutiche sempre più mirate. Un approccio che potrebbe consentire di bilanciare meglio efficacia e tossicità delle cure, riducendo il rischio di sovratrattamento e migliorando la qualità di vita delle pazienti.

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