Alexander McQueen, la mannaia dei licenziamenti via Pec: fronte comune della politica

Il lusso internazionale mostra il suo volto più freddo e spietato all’ombra della Cupola. Un piano di riorganizzazione aziendale, comunicato con un messaggio di posta elettronica certificata, rischia di cancellare in un colpo solo oltre un terzo della forza lavoro dello stabilimento novarese della Alexander McQueen, prestigioso brand britannico nell’orbita del colosso Kering. Su cinquantaquattro esuberi previsti a livello nazionale, ben trentotto riguardano infatti la sede di Novara, che conta attualmente centocinque addetti. Un colpo durissimo che ha innescato l’immediata, indignata e compatta mobilitazione delle forze politiche di opposizione, pronte a dare battaglia sia in consiglio comunale che in Regione.

Lo sdegno in Regione: «Metodo inaccettabile, non si liquidano così le vite»

A sollevare la rabbia delle istituzioni non è solo il drammatico peso dei tagli occupazionali, ma anche la spietata modalità di comunicazione adottata dall’azienda. «Apprendo con sconcerto quanto sta accadendo: sarà anche legale, ma resta un metodo inaccettabile», ha tuonato il consigliere regionale del Partito Democratico, Domenico Rossi. «Non si possono liquidare così donne e uomini che hanno contribuito alla storia e alla produzione dell’azienda. Dietro a quei trentotto esuberi ci sono famiglie, mutui da pagare e vite che meritano rispetto, non una Pec». Rossi ha espresso totale solidarietà alle sigle sindacali, annunciando la presentazione immediata di un’interrogazione a palazzo Lascaris per chiedere alla giunta regionale quali azioni intenda intraprendere per fronteggiare la crisi.

Sulla stessa lunghezza d’onda si è sintonizzata Alleanza Verdi e Sinistra che presenterà un provvedimento analogo tramite la consigliera regionale Alice Ravinale. «Come AVS esprimiamo il nostro pieno sostegno ai lavoratori in questo momento difficilissimo», hanno dichiarato con una nota diffusa dal segretario cittadino Amedeo Del Galdo in cui aggiungono «Seguiremo da vicino la lotta dei lavoratori e dei sindacati che hanno già messo in campo proposte alternative al licenziamento».

Il fronte cittadino: mozione condivisa per blindare l’occupazione

Parallelamente all’offensiva torinese, il fronte della minoranza si è compattato anche a Palazzo Cabrino. I gruppi consiliari Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Insieme per Novara hanno depositato una mozione congiunta per accendere un faro istituzionale sulla vertenza. Il documento chiede un impegno formale del sindaco Alessandro Canelli e della sua giunta ad attivarsi in prima persona per favorire un confronto diretto tra i vertici aziendali, le rappresentanze dei lavoratori e le istituzioni.

L’obiettivo dell’opposizione novarese è duplice: da un lato esplorare ogni possibile soluzione alternativa per salvaguardare i livelli occupazionali, dall’altro elevare il livello dello scontro coinvolgendo direttamente il ministero delle Imprese e del Made in Italy, affinché venga attivato un tavolo istituzionale nazionale. «Di fronte a una situazione che riguarda decine di lavoratrici e lavoratori del nostro territorio questo atto è presentato con uno spirito puramente istituzionale, nella speranza di raccogliere la più ampia condivisione possibile all’interno dell’aula per difendere il tessuto sociale ed economico della città» si legge nel comunicato diffuso dalle minoranze.

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Immagine di Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore