Aiuti alimentari Covid ai ricchi invece che ai poveri: sindaca in manette

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Aiuti alimentari Covid ai ricchi invece che ai poveri: sindaca in manette. La vicenda arriva dalla vicina provincia di Vercelli, per la precisione da San Germano Vercellese, comune di circa 1.500 abitanti, che questa mattina sono stati risvegliati da un vero e proprio “terremoto”. La prima cittadina Michela Rosetta (nella foto, tratta dalla sua pagina Facebook) e il consigliere comunale Giorgio Carando, assessore all’epoca dei fatti contestati, sono infatti agli arresti domiciliari per una serie di presunte irregolarità sulla gestione degli aiuti alimentari a persone in difficoltà a causa della pandemia.

 

Le indagini, coordinate dalla Procura di Vercelli ed effettuate dai carabinieri di Vercelli, sono nate a seguito di dichiarazioni rilasciate ai Carabinieri da una impiegata comunale, la quale segnalava la sua estromissione – di fatto operata da parte del Sindaco Rosetta e dall’allora Assessore Giorgio Carando – dalla gestione delle pratiche relative alle assegnazioni delle derrate alimentari acquistate dal Comune di San Germano Vercellese con fondi economici statali per aiutare i cittadini in difficoltà economiche in relazione alla pandemia. L’indagine era partita lo scorso febbraio e si è protratta fino a novembre. Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali gli inquirenti avrebbero appurato che la distribuzione degli alimentari sarebbe «stata attuata consegnandoli di volta in volta in maniera non omogenea, per tipologia e quantitativi, oppure nei confronti di beneficiari carenti dei relativi requisiti, al punto da consegnare gli aiuti anche a nuclei familiari con redditi oltre i 7.000 euro mensili. Al contempo – precisano gli investigatori – sono stati estromessi dagli aiuti anziani non autosufficienti con redditi modestissimi e stranieri in situazione di evidente difficoltà, con figli minori e disabili».

Gli inquirenti definiscono «particolarmente significativa la vicenda di una cittadina extracomunitaria in gravi difficoltà economiche, alla cui richiesta di evitare l’invio di alimenti che lei ed i suoi figli non avrebbero consumato per motivi religiosi, ha fatto seguito, su disposizione del Sindaco, la mancata erogazione di ulteriori aiuti e la distruzione dagli atti del protocollo della richiesta recapitata in Comune dalla donna. Anche in ragione delle intercettazioni ambientali all’interno dei locali comunali nel corso delle quali il Sindaco esterna animosamente il proprio disappunto per le richieste della donna, si contesta a carico del primo cittadino l’aggravante della finalità di discriminazione ed odio razziale. Accanto alla distribuzione fortemente iniqua delle derrate alimentari, in violazione dei principi di imparzialità, pubblicità e trasparenza della Pubblica Amministrazione, è stato accertato ed è contestato l’acquisto, da parte del Comune con fondi pubblici, di generi alimentari non essenziali, come nel caso di taluni prodotti surgelati, quali mazzancolle tropicali e capesante».

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