«Lo sport? Rinascessi mille volte, mille volte lo sceglierei. E’ parte di me»

Coni, stella di bronzo per Rosalba Fecchio: «Sono felice, è una grande soddisfazione». E’ davvero contenta Rosalba Fecchio, professoressa di Educazione fisica e delegata Coni provinciale. Il riconoscimento che ha ottenuto è quello che spetta ai dirigenti. Per lei l’incarico è quasi giunto al termine: a marzo ci saranno le nuove elezioni del direttivo e il desiderio è quello di poter continuare l’impegno.

Come descrive la sua felicità?
«Sono davvero molto soddisfatta. E’ un riconoscimento simbolico, ottenuto grazie a un incarico che è stato considerevole, ho imparato tanto. Sono anche stata aiutata, e penso subito alle amministrazioni comunali, in particolare quella di Novara: con Marina Chiarelli abbiamo trovato l’alchimia perfetta ed è nata una bella amicizia. In generale ho sempre aiutato chi ha chiesto aiuto sotto il profilo sportivo, ho accettato un ruolo che di fatto non ha orari e anche questo è stato un cambiamento per me che, dal mondo della scuola, ho una impostazione delle giornate tutte diverse!».

Un ruolo difficile da ricoprire?
«In parte direi di sì, ma soprattutto per le persone come me che sono nel Coni da tanto tempo e hanno vissuto il cambio di gestione dell’attività. Prima nel Coni lo staff della sezione tecnica, di cui facevo parte, aveva molta voce in capitolo, ora meno; prima i Coni erano divisi in sedi e ciascuno agiva, ora invece tutti dipendiamo da Torino, sotto ogni punto di vista, quindi il tipo di lavoro è diverso».

L’emergenza sanitaria si è riversata su più fronti, fra questi c’è lo sport… quanto manca ai ragazzi?
«I ragazzi soffrono, o meglio hanno sofferto tanto, ora c’è un aspetto che mi preoccupa: essendo passati tanti mesi noto che molti di loro si sono abituati a questa nuova normalità, i più grandi, che stanno a casa con la didattica a distanza, stanno diventando pigri e questo è un problema anche a livello motorio. Ho paura che un domani lo sport possa risentirne perché i ragazzi potrebbero preferire un nuovo modo di vivere lo sport, che è quello da autodidatta, ma è un problema. Quanto durerà tutto questo? Difficile dirlo, io stessa spesso mi interrogo su questa faccenda…».

Perché ha scelto lo sport nella sua vita?
«Sono nata così!, – dice sorridendo – da piccola ho fatto ginnastica artistica, facevo le verticali in casa e così i miei, per evitare che mi facessi male, mi hanno spedito in palestra. Ma a me piacevano e piacciono tutti gli sport, a scuola facevo il gruppo sportivo, mi fermavo per il volley anche se sono negata, facevo di tutto pur di stare in palestra. Alle medie a 12 anni il mio prof, Borgini, mi ha detto che avrei dovuto fare l’insegnante di Educazione fisica, perché ero portata, aiutavo gli altri. Da allora non ho più cambiato idea».

Cosa significa per lei lo sport?
«Se rinascessi mille volte, mille volte sceglierei lo sport. Non ho mai avuto dubbi.E’ una parte di me».

C’è qualche attività che non ha mai fatto ma che vorrebbe provare?
«Attività subacquea, ammetto di avere qualche timore, ma mi piacerebbe approfondire. Per il resto ho provato quasi tutto. Prediligo gli sport faticosi, sì a me piace far fatica!».

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