La pandemia e il vaccino anti Covid

Come gruppo dirigente di Slow Medicine siamo lieti di poter diffondere il contributo fattoci pervenire lo scorso 23 agosto dal professor Silvio Garattini, Fondatore e Presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS e Socio Onorario di Slow Medicine, riguardante la situazione attuale della pandemia Covid-19 e della vaccinazione anti SARS-CoV-2/Covid-19, che condividiamo pienamente.

Tale documento rappresenta l’attuale punto di vista dell’associazione Slow Medicine circa le politiche da mettere in atto a questo riguardo nel nostro Paese e nel Mondo.

Condividiamo sia la necessità di proseguire con decisione la politica vaccinale nel nostro Paese, dato il favorevole rapporto tra benefici e rischi, sia l’opportunità di assicurare la vaccinazione ai Paesi in via di sviluppo, per un motivo di equità ma anche per limitare l’insorgenza di nuove varianti del virus.

Ovviamente la vaccinazione deve essere affiancata alle altre misure cui siamo ormai abituati: distanziamento, utilizzo della mascherina, sanificazione delle mani, aerazione dei locali.

Di seguito il contributo del professor Silvio Garattini:

«Nonostante siano passati circa 18 mesi dall’inizio della pandemia siamo ancora in uno stato di incertezza riguardo al suo sviluppo ed alle azioni necessarie per accelerarne il termine. Anche le migliori intenzioni non sono sempre efficaci come è stato dimostrato nell’impiego delle terapie effettuate all’inizio della pandemia che, in seguito a studi clinici controllati, sono risultate inefficaci ed in alcuni casi addirittura dannose. Attendere è spesso meglio che agire. 

In attesa che siano disponibili farmaci antivirali capaci di curare il Covid-19 abbiamo a disposizione alcuni vaccini che si sono dimostrati efficaci nella sperimentazione clinica e soprattutto sul campo, dopo l’impiego di alcuni miliardi di dosi, anche se non privi di effetti collaterali, ma in ogni caso con un rapporto benefici – rischi estremamente favorevole rispetto ai danni provocati dal contagio da Sars-Cov-2. Occorre quindi continuare nella vaccinazione per raggiungere un’alta percentuale di vaccinati, spiegandone attraverso una comunicazione chiara ed esaustiva la efficacia ed eventualmente, laddove si rivelasse necessario, imponendone la obbligatorietà. La FDA ha autorizzato un vaccino in modo definitivo a partire dai 16 anni mentre è rimasto ancora allo stato di emergenza l’impiego per i giovani dai 12 ai 16 anni. Una ulteriore terza dose non può essere proposta dalle aziende farmaceutiche, ma deve essere autorizzata dalle Autorità regolatorie sulla base di evidenze scientifiche. Per ora il consiglio è di effettuare il richiamo solo per chi, a causa di trapianto d’organo, di tumori o di altre patologie, è sottoposto a trattamenti immuno-depressivi che hanno limitato l’efficacia delle dosi consigliate.

Occorre ricordare a tutti che la vaccinazione oltre a rappresentare un atto a difesa della propria salute è un atto di solidarietà verso chi non può essere vaccinato per ragioni mediche o di altra natura. In questo senso risulta particolarmente necessario vaccinare i cittadini dei Paesi a basso reddito per evitare che varianti virali insensibili ai vaccini ricircolino nei nostri Paesi.Vaccinare tutto il mondo non è una forma di beneficienza, ma un atto di sano egoismo. Esistono le condizioni per poterlo fare in tempi relativamente brevi, ma occorre passare dalle parole ai fatti utilizzando i vaccini disponibili o fabbricandone di nuovi anche, se necessario, sospendendo temporaneamente i brevetti».

https://www.slowmedicine.it/pandemia-covid-19-e-vaccinazione-anti-sars-cov-2-covid-19/

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