La scomparsa di Umberto Bossi, a pochi giorni da quella di Sergio Merusi – primo sindaco leghista di Novara dei primi anni Novanta – riporta al centro una stagione politica che ha segnato in profondità anche il territorio novarese. Figura centrale della politica italiana degli ultimi trent’anni, il “Senatur” ha costruito un movimento che proprio nel Nord-Ovest, e anche nel Novarese, ha trovato terreno fertile per crescere e radicarsi.
Varesotto, Bossi è stato per anni di casa a Novara. Fin dalla fine degli anni Ottanta frequentava la città con i primi militanti, trascorrendo serate informali – spesso in pizzeria – con quel nucleo originario che avrebbe dato forma alla Lega. A ricordarlo è stato più volte Carlo Migliavacca, storico presidente del consiglio di quartiere di Lumellogno. Già allora Novara e la sua provincia rappresentavano uno dei laboratori politici più vivaci del movimento, con una presenza capillare e un consenso in costante crescita.
Il legame con la città si intreccia anche con alcune scelte politiche decisive. Fu proprio Bossi, nel 2001, a presentare a Silvio Berlusconi un allora giovanissimo Massimo Giordano, contribuendo alla sua investitura come candidato sindaco. E sempre Bossi fu ospite d’onore nel duomo di Novara in occasione delle nozze di Roberto Cota, allora capogruppo dei deputati leghisti.
I novaresi ricordano ancora i suoi comizi infuocati e spettacolari in piazza del Duomo: era il 1994 e Bossi attaccava il “Berluskaiser” – pur alleato – e quella che definiva «la porcilaia fascista», con uno stile diretto e provocatorio che sarebbe diventato il suo marchio di fabbrica. Tra le presenze più significative resta quella del 2002, quando partecipò a un comizio alla festa della Lega Nord, in una fase di piena centralità politica del partito.
Bossi è stato il primo grande interprete di un linguaggio politico capace di rompere con il “politichese” tradizionale, parlando direttamente alla pancia del Paese. Un approccio che ha intercettato e amplificato sentimenti diffusi nel nord: il rifiuto della burocrazia romana, una crescente insofferenza fiscale e, talvolta, anche derive identitarie e anti-meridionaliste che hanno segnato una stagione politica lunga e controversa.






