In politica, come nel grande cinema, non è tanto l’azione a determinare il successo dell’opera, quanto la reazione. E la nascita della fronda dissidente “Alleanza Novarese”, che ha plasticamente spaccato Fratelli d’Italia, ha generato in poche ore un valzer di comunicati stampa che meriterebbe di essere studiato nei manuali di comunicazione politica. Da un lato il partito meloniano, impegnato a sminuire la scissione brandendo il vocabolario del rigore; dall’altro Forza Italia, che con encomiabile prontezza si è subito precipitata a preparare tè caldo e coperte per i fuoriusciti.
I capricci da giardinetto e il lapsus dei “denari”
La prima, inevitabile mossa è toccata ai vertici provinciali di Fratelli d’Italia, chiamati a disinnescare la bomba minimizzandone l’onda d’urto. Con un comunicato grondante sdegno, la dirigenza ha derubricato l’ammutinamento a «scelte personali di una ristretta parte di amministratori», chiarendo con piglio severo che «i personalismi non troveranno mai casa nel nostro partito». Ma il capolavoro letterario si è raggiunto nella definizione dei malumori altrui: per FdI, la nascita del nuovo gruppo non è una crisi politica, bensì un banale concentrato di «capricci da giardinetto» e «giochi di palazzo».
Eppure, quello che eleva il testo a opera d’arte, si nasconde in calce al documento. Il segretario provinciale Angelo Tredanari viene ribattezzato – presumibilmente per la fretta di mandare in stampa la scomunica – in “Angelo Tredenari”. Un refuso che, nel bel mezzo di una resa dei conti su presunti tradimenti e defezioni, assume contorni di una comicità divina. D’altronde, tra “tre” e i ben più famosi “trenta” denari di giudaica memoria, il passo fonetico è brevissimo. Quando si dice che il subconscio, specialmente in politica, sa essere spietato.
Forza Italia, il “refugium peccatorum”
Mentre in casa Fratelli d’Italia si scagliavano anatemi a colpi (sbagliati) di denari, dall’altra parte della coalizione c’è chi ha subito fiutato l’affare. Il segretario Diego Sozzani ha infatti diramato una nota ufficiale che trasuda amore, comprensione e cristiana carità. Un testo così diplomatico e accogliente da sembrare l’insegna luminosa di un autogrill nel deserto.
Gli azzurri, osservando le evoluzioni del quadro locale, hanno tenuto a precisare che la politica deve mantenere «un approccio improntato al rispetto reciproco». Ma soprattutto, hanno spalancato le porte ai ribelli, riconoscendo il «valore personale e amministrativo» di persone che, a loro dire, hanno sempre dimostrato «serietà, preparazione e attenzione per il territorio». In sintesi: quelli che per FdI fanno i capricci nel giardinetto, per FI sono amministratori a cui rivolgere i più sentiti «auguri di buon lavoro».
Dichiarando fin da ora la «disponibilità ad avviare un dialogo» con i dissidenti, Forza Italia conferma così la sua storica e inossidabile vocazione: essere il grande e rassicurante refugium peccatorum del centrodestra. Una sorta di oasi di pace, un porto franco moderato dove i profughi delle guerre fratricide della coalizione possono sempre trovare asilo politico, una pacca sulla spalla e, chissà, magari anche un comodo posto in lista. Mentre gli alleati si scambiano scomuniche e si accusano di tradimento, in casa azzurra c’è sempre la teiera sul fuoco per i nuovi arrivati.







