Idee

Piste (ciclabili)

Qual è il simbolo della cattiva coscienza degli amministratori italiani? Se ne potrebbe fare un elenco lunghissimo, ma ce n’è uno in particolare che si presta a rispondere al quesito. Pensateci bene…È una ‘cosa’ che vedete magari tutti i giorni e che vedete nella sua naturale ed inarrestabile agonia. Si tratta della pista ciclabile.

 

 

 

Non c’è amministrazione dello stivale che non ne progetti una o più e non c’è una amministrazione locale che le sappia progettare, realizzare, manutenere. Nella migliore delle ipotesi la pista ciclabile finisce nel nulla, cioè da corsia riservata ai ciclisti, finisce poi in mezzo di un incrocio, sui binari del tram, a fianco di un Tir. Nell’ipotesi intermedia non costituisce mai un ‘sistema’, una rete, per capirci, non è il ciclista che decide dove andare, ma la pista ciclabile che decide dove il ciclista deve andare (se vuole restare sulla pista a lui destinata). Nell’ipotesi peggiore (quasi sempre), nel bel mezzo di tutte le piste ciclabili compare un palo della luce, un pilastro, un albero morto e le solite ineliminabili auto posteggiate, ‘ma per un minutino’.

Le variabili sono buchi, voragini, cordoli dissestati e, naturalmente pedoni smarriti, per il fatto che la pista ha una segnaletica  che definire fatiscente sarebbe un’offesa alla lingua italiana. Perché? Perché ai nostri amministratori delle piste ciclabili non importa una fava. Sì è vero le fanno, ma per far vedere che le fanno, non credono affatto alla loro funzione di sistema di collegamento.

La fanno per dire: “Visto? L’abbiamo fatta (e adesso non rompete gli zebedei)”. E allora il PD? Ah no, scusate “e allora a Novara?” Uguale identico, magari anche un po’ peggio. La naturale pista ciclabile dei Baluardi da anni è completamente abbandonata: niente cura del manto stradale, segnaletica orizzontale inesistente, buche, dossi, erbacce. Stesso dicasi per quella di Viale Giulio Cesare e viale Verdi: corsie non più visibili, salti improvvisi, buche. Quella di Corso Trieste? Perché c’è una pista ciclabile in corso Trieste? C’è o meglio c’era. La inaugurarono quando si trattava di tagliare nastri (inteso come il tessuto tricolore che si taglia in occasione delle cerimonie), per il nuovo complesso sportivo del Terdoppio. Ora provate a cercarla: il Mato Grosso al confronto non è nulla.

Quella del Viale Manzoni? Completamente sbagliata, costringe i pedoni a camminare sul lato vicino alla strada mentre i ciclisti sono schiacciati tra il muro ed una bella fila di alberi al centro, con la garanzia che, almeno ogni dieci metri, si rischi di schiantarsi. C’è un solo tratto di quella pista dove la segnaletica è ancora visibile: quella sul Viale Curtatone che però non è una pista ciclabile è una striscia per terra. Insomma cari ‘Amici della bici’, voi sarete amici della bici ma la città non è amica vostra, anzi gli state anche un po’ sulle palle. Ve l’hanno fatta la pista per giocare? E allora su pedalate…

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