Cosa ci fanno un veneziano e un milanese a Roma? Sembra l’inizio di una barzelletta, invece è l’inizio di una bella mostra che la Fondazione Cini, nella sua estensione di Palazzo Vio a Venezia, presenta fino al 23 novembre. Cosa hanno in comune il veneziano e il milanese? Una straordinaria capacità di osservazione e poco altro, visto che se entrambi osservano con gli occhi ed elaborano col cervello, hanno poi mezzi di rappresentazione piuttosto diversi, come l’incisione e la fotografia e una certa differenza di età: circa trecento anni. Il veneziano, è Giambattista Piranesi, uno dei più grandi incisori italiano insieme a Marcantonio Raimondi, il milanese è Gabriele Basilico, uno dei più grandi fotografi italiani di paesaggio, insieme a Fulvio Roiter (per citare un veneziano).

Soggetto della loro attenzione, la città eterna, Roma. La mostra celebra i cento anni della nascita di Giambattista Piranesi che a Roma visse e operò. Le fotografie di Gabriele Basilico (ispirato niente meno che dalle pagine su Piranesi scritte da Marguerite Yourcenar), sono state invece commissionate nel 2010, proprio dalla Fondazione Cini che possiede il fondo piranesiano e che ha chiesto al grande fotografo di assumere, per i suoi scatti, lo stesso punto di vista e la stessa angolazione delle incisioni di Piranesi.

 

 

Il risultato? Una mostra originale che rivela, fascino dei luoghi a parte, che i “ruderi” vivono tra noi sempre attorniati da una certa e poco deferente, trascuratezza. Se non fosse così, forse non sarebbero nemmeno diventati ruderi, anche se esiste tutto un filone artistico, con in testa John Ruskin, che dei ruderi ha fatto la propria tematica principale. Se però la trascuratezza e l’abbandono settecenteschi erano dovuti principalmente a questioni meramente materiali, quella novecentesca osservata da Gabriele Basilico, sembra più una indifferenza cinica e anche un po’ ipocrita: turisti distratti che si aggirano per i Fori, in Piazza del Popolo o sulla scalinata del Campidoglio, luoghi desolati quasi dimenticati. Se la chiave di lettura di Piranesi è indubbiamente quella del “tempo che consuma il tutto”, quella di Basilico è la solitudine dei luoghi, degli edifici, dei monumenti e, in fondo, dell’animo umano.

Un grande rilievo, nelle incisioni romane di Piranesi, è dato alla travolgente forza della natura, quasi che “natura” e “cultura” fossero forze avverse e che su quest’ultima sia poi sempre e solo la natura ad avere il sopravvento. Basta guardare l’Arco di Vespasiano seppellito per metà dalla terra o le erbacce che infestano quello di Costantino. Va detto, che la riscoperta dei ruderi delle antichità romane, risaliva a solo qualche secolo prima: fu Raffaello l’incaricato di effettuare uno dei primi rilievi di Roma antica, sotto il pontificato di Leone X. Insomma, la conservazione delle vestigia del passato non è un problema recente e la comparazione delle immagini di Piranesi e Basilico ce lo confermano. Quello che è certo è che, qualsiasi chiave di lettura si voglia utilizzare per accostarsi a questa originale mostra, sarà comunque ricca di spunti e suggestioni.

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