Un gioiello rivelato nel cuore della città

Sabato pomeriggio sono stati presentati al pubblico i restauri della parete orientale della chiesa di San Giovanni Decollato che hanno portato al recupero di un affresco risalente al XVI secolo

Un gioiello rivelato nel cuore della città. Sabato pomeriggio sono stati presentati al pubblico i resturi della parete orientale della chiesa di San Giovanni Decollato ad Frontes. Il particolare intervento, iniziato con la necessità di restaurare un prezioso organo della prima metà dell’800 e la cantoria, per poi coinvolgere la parete – che per un tratto è la stessa del Battistero, l’edificio più antico esistente a Novara – ha consentito di scoprire un importante affresco risalente alla metà del XVI secolo, che nella parte centrale raffigura una crocifissione, in parte occultato dietro un quadro e sotto gli intonaci che lo hanno privato della vista dei fedeli per centinaia di anni.


Nel corso della cerimonia hanno portato i saluti il vicario generale della Diocesi, don Fausto Cossalter; Davide Maggi, presidente della Fondazione Comunità Novarese che ha contribuito insieme alla Fondazione CRT, al Lions Club Novara Host e alla Cei; il priore della confraternita Marco Boggio, mentre la segretaria Francesca Bergamaschi ha ricostruito le vicende storiche dell’edificio religioso e le tappe salienti che hanno portato all’importante lavoro di recupero.


Gli aspetti tecnici sono stati illustrati dalle restauratrici Sara Garanzini, Laura Frigeri con Barbara Rimetti, che si sono occupate dell’affresco («Con la Soprintendenza è stato scelto di mantenere un ritocco pittorico completamente conservativo – hanno detto tra l’altro – Non sono stati usati colori, ma fondamentalmente dei toni neutri per cercare di accompagnare solo le stuccature rispetto a quelli che erano le tonalità originali»), mentre le opere in legno sono state affidate a Davide Vitello (Corniceria del Valentino). Il progetto esecutivo e tutti gli altri aspetti legati alla sicurezza sono stati affidati all’architetto Daniele Moro. Davide Casagrande si è occupato delle indagini archeologiche e Luigi Soroldoni di quelle diagnostiche. Tutto l’intervento si è svolto sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza di Novara, Biella, Vercelli e Verbano Cusio Ossola.

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Luca Mattioli

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