Teatro, al Faraggiana i “Miracoli metropolitani” della nostra epoca

Questa sera in scena lo spettacolo della Carrozzeria Orfeo. Si ride e ma si riflette davanti a uno dei drammi della nostra quotidianità, tra crisi, disoccupazione e reclusione forzata. Una storia scritta... prima del Covid

Si ride (e non poco) ma si riflette anche per il profondo senso politico ed esistenziale proposto dalla vicenda. Stiamo parlando di “Miracoli metropolitani”, lo spettacolo che la compagnia Carrozzeria Orfeo propone questa sera, giovedì 17 febbraio, al Nuovo Teatro Faraggiana per la stagione teatrale.


Una vicenda che potrebbe essere tranquillamente associata a un grottesco lockdown, dovuto in questo caso alla saturazione di spazzatura e rifiuti tossici, che costringe gran parte della popolazione della città ad un’autoreclusione forzata. In questo scenario apocalittico in una vecchia carrozzeria riadattata a cucina specializzata in cibo a domicilio per intolleranti alimentari, si muovono i protagonisti della storia: ci sono Plinio, chef stellato caduto in disgrazia, sua moglie Clara, e lavapiatti, Igor, il diciannovenne figlio di lei (e figliastro di Plinio) alle prese con gravi problemi di disabilità emotiva. A questi tre si uniscono la madre del protagonista, Patty, ex brigatista e femminista e poi, come se non bastasse, ecco spuntare Cesare, un aspirante suicida, Mosquito, un carcerato aspirante attore, Mohammed, docente universitario in Libano che in Italia campa (sfruttato) facendo il rider, e infine Hope, una buffa e misteriosa lavapiatti etiope…


Leggendo queste anticipazioni lo spettatore potrebbe pensare che “Miracoli metropolitani” sia stato pensato durante la pandemia, invece, come ha più volte sottolineato il drammaturgo e regista Gabriele Di Luca, «è stato scritto prima dell’emergenza Covid 19, immaginando una società chiusa in casa, mentre all’esterno i trasporti sono bloccati, la crisi ha portato la disoccupazione al 62%, le attività commerciali sono fallite e la messa domenicale viene trasmessa in streaming. Una storia che vuole tra l’altro indagare sul tema del cibo come problema reale per gran parte del mondo e bene di lusso per pochi».


Diretto dallo stesso Di Luca con Massimiliano Setti (anche autore delle musiche originali) e Alessandro Tedeschi, sul palcoscenico vede impegnati lo stesso Setti e poi Elisa Bossi, Ambra Chiarello, Federico Gatti, Beatrice Schiros, Federico Vanni e Aleph Viola. I costumi sono di Stefania Cempini, per una coproduzione Marche Teatro, Teatro dell’Elfo, Teatro nazionale di Genova, Fondazione teatro di Napoli – Teatro Bellini in collaborazione con il Centro di residenza dell’Emilia Romagna L’arboreto – Teatro Dimora – La Corte Ospitale. Il sipario si alza alle 21. Biglietti da 12 a 23 euro. Info allo 0321 1581721.

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Luca Mattioli

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