“La Croce sui Girasoli” torna in libreria: al castello un convegno gremito per don Aldo Del Monte

La ristampa de “La Croce sui Girasoli” di don Aldo Del Monte, pubblicata da Interlinea, ha offerto lo spunto per un convegno al castello di Novara. In sala, insieme a una folta rappresentanza di Alpini in congedo, erano presenti numerose autorità militari e civili del territorio: un’adesione che racconta quanto la figura di Del Monte – cappellano militare durante la campagna di Russia e, in seguito, vescovo molto amato dai novaresi – sia ancora oggi viva nella memoria collettiva.

A presentare il volume sono intervenuti il vescovo militare per l’Italia, mons. Gianfranco Saba, successore di Del Monte alla guida dell’Ordinariato militare, e il generale Francesco Paolo Figliuolo, oggi vice direttore dei servizi segreti italiani, già commissario straordinario per l’emergenza Covid e, in seguito, per l’alluvione in Emilia-Romagna. L’incontro, moderato dal parroco di Omegna e vicario episcopale per i Laghi don Gianmario Lanfranchini, ha alternato ricostruzione storica, riflessioni sul significato del testo e testimonianze legate alla sua nuova edizione.

Ad aprire i lavori è stata Mariella Enoc, già presidente dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, che ha spiegato il senso della ripubblicazione: una richiesta tornata più volte negli anni e oggi arricchita da un apparato prezioso, costituito dalle lettere inviate da Del Monte ai familiari durante il servizio al fronte russo. Don Aldo era allora giovanissimo cappellano militare, accanto al beato don Carlo Gnocchi; fu anche ferito e soccorso dagli Alpini, ai quali rimase legato per tutta la vita.

La ristampa, ha sottolineato Enoc, è pensata soprattutto per i giovani e per le scuole. Non a caso, la parte dedicata alle lettere è stata trascritta e curata dagli studenti delle classi quinte del Liceo scientifico e musicale Gobetti di Omegna, coordinati da don Lanfranchini e dalle docenti di italiano. Alcuni brani sono stati letti nel corso dell’incontro da due studentesse, restituendo al pubblico la voce diretta di quei giorni, con un impatto emotivo evidente.

Saba ha tratteggiato la figura del cappellano militare, soffermandosi sul valore — ancora attuale — dell’assistenza spirituale per le donne e gli uomini in divisa: un accompagnamento che non è “cornice”, ma presenza concreta capace di sostenere, confortare e condividere il peso dei drammi che attraversano la vita militare, ieri come oggi.

Nel cuore del libro è entrato poi il generale Figliuolo, ricordando come la prima edizione, uscita nel dopoguerra, avesse un titolo diverso: “Le ruote non girano”, a evocare la dimensione tragica della ritirata italiana, paralizzata dal ghiaccio e dalla neve. “La Croce sui Girasoli”, invece, prende il nome dal cimitero di guerra che Del Monte volle costruire sull’altura più alta: un luogo pensato perché il primo raggio di sole salutasse ogni giorno i giovani caduti.

Il diario restituisce soprattutto l’umanità dei soldati italiani: l’Alpino che, finiti i combattimenti, gira tra i feriti offrendo la borraccia a tutti – compagni e nemici; la difficoltà di escludere perfino i prigionieri dai momenti di svago comune; lo sguardo commosso e inquieto davanti agli ebrei perseguitati e annientati già nelle stazioni, durante il viaggio di avvicinamento al fronte, e la domanda che Del Monte si pone in piena guerra: chi è, alla fine, il nemico più vero – l’avversario o l’alleato nazista?

In chiusura, il vescovo di Novara mons. Franco Giulio Brambilla ha voluto ricordare quanto l’esperienza del dolore e della morte abbia segnato profondamente Del Monte: un segno che, secondo quanto ricostruito, lo portò per dieci anni a dedicare un mese all’anno a un pellegrinaggio tra i principali luoghi di spiritualità – monasteri e conventi in Europa – quasi una ricerca di cura, per provare a guarire dalla disumanità della guerra.

Lo stesso diario, del resto, nasce da appunti essenziali, asciutti, privi di retorica, scritti nei rari momenti di respiro dal servizio. A spingerlo a fissare quei pensieri su carta fu anche un’indicazione del medico curante: un compito “catartico”, affidatogli subito dopo il ritorno in Italia, perché la memoria non diventasse solo ferita, ma responsabilità.

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Immagine di Pier Luigi Tolardo

Pier Luigi Tolardo

54 anni, novarese da sempre, passioni: politica, scrittura. Blogger dal 2001.