Il direttore degli Uffizi a Novara: «In prestito un’opera da Firenze. Non escludo una collaborazione più ampia»

Eike Schmidt è stato ospite del Rotary club Novara e ha visitato l'esposizione "Milano da Romantica a Scapigliata" che chiuderà il giorno di Pasquetta

«In prestito un’opera da Firenze. Non escludo una collaborazione più ampia». Così il direttore della Galleria degli Uffizi, Eike Schmidt, ha commentato questa sera, 4 aprile, l’esposizione nelle sale del castello di Novara che chiuderà lunedì 10 aprile. Schmidt è stato accompagnato alla visita da Paolo Tacchini, presidente di Mets Percorsi d’arte – l’associazione che ha promosso “Milano da Romantica a Scapigliata” e le precedenti sempre al castello – prima di partecipare alla serata conviviale del Rotary club Novara, presieduto da Luke McFarlane, di cui è stato l’ospite d’onore.

«Devo tornare con più calma – ha detto -. Volevo vedere questa mostra perché sapevo che Novara ha sviluppato un programma di esposizioni dedicate all’Ottocento: da un po’ di anni sto cercando di dare attenzione a questo periodo storico che molti musei trascurano. La mia specialità accademica è dedicata al Barocco e al Rinascimento, ma grazie alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti mi sono interessato alla mostra di Novara».

«Ammiro il modo in cui è stata fatta questa esposizione, l’originalità di fruire uno spazio non banale – ha continuato Schmidt -. È questa la forza di un centro come Novara: non troppo affollato, ma vicino a Milano, dunque con un potenziale enorme. C’è il pieno sostegno da parte del Comune, è questo è molto importante. Io non ho potuto vedere le mostre del passato, ma spero di non perdermi le prossime».

E ha annunciato: «Forse riusciamo a prestare un’opera degli Uffizi per l’esposizione di novembre, anche valorizzando quei dipinti che a Firenze sono nei depositi a causa della mancanza di spazio. Non escludo una collaborazione più ampia sviluppando un progetto basato sulle nostre collezioni e sulle vostre organizzazioni. Non sarebbe la prima volta, ne abbiamo già messe in atto altre con centri anche più piccoli di Novara nell’ambito dei musei diffusi».

Su questo tema il direttore ha aggiunto: «Ho preso ispirazione dalla location del castello visconteo sforzesco per la riqualificazione di villa Ambrogiana, la più grande villa medicea esistente che in passato è stata un carcere e che diventerà parte del progetto “Uffizi Diffusi” in tutta la Toscana».

Infine, Schmidt ha sottolineato: «Non sapevo che Novara non avesse un sovrintendente del settore culturale, ma credo che una persona come Paolo Tacchini abbia le capacità per diventarlo: lo conosco da poco, ma in base a quello che ho visto ci sono tutte le carte in regola per candidarsi».

Una mostra, quella novarese, che a una settimana dalla chiusura ha registrato 35 mila visitatori. «Dal 2018 a oggi siamo riusciti a tessere una rete di collaborazioni con altri enti museali – ha aggiunto a margine Tacchini -. Ci auguriamo che dopo questa esperienza, che fa seguito a quelle degli anni scorsi, Novara possa diventare un punto di riferimento recuperando anche il suo ruolo territoriale. Altre città di piccole medie dimensioni come Forlì o Brescia ha avuto occasione di ritagliarsi uno spazio importante. È molto soddisfacente ricevere pareri positivi dagli addetti ai lavori e creare interesse nelle persone sulla prossima mostra».

Che ormai non è più un segreto: dal titolo “Boldini, De Nittis et les italiens di Parigi”, sarà inaugurata il prossimo 4 novembre e trasporterà i visitatori nella Parigi della Belle Époque per ammirare le opere degli artisti italiani che, a partire dalla metà dell’Ottocento, raggiunsero il successo internazionale nella “Ville Lumière” diventata in quegli anni capitale mondiale dell’arte, delle mode e del progresso.

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Cecilia Colli

Cecilia Colli

Novarese, giornalista professionista, ha lavorato per settimanali e tv. A La Voce di Novara ha il ruolo di direttore

Una risposta

  1. Certamente la mostra più azzeccata degli ultimi anni. Il lavoro di Paolo Tacchini comincia a dare i suoi risultati. Sull’ispirazione che Schmidt a tratto dal Castello mi auguro non si riferisse al “non finito” che insieme al “non iniziato” sembra una caratteristica di questa città…

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