Al Circolo dei lettori al castello di Novara si è svolto l’incontro dal titolo “Il vescovo teologo”, dedicato a monsignor Franco Giulio Brambilla, vescovo della diocesi, e alla presentazione di due volumi che celebrano i suoi cinquant’anni di sacerdozio. A dialogare con lui, moderati da don Silvio Barbaglia, il teologo Marco Vergottini.
«Con il cognome che mi ritrovo, Brambilla, sono stato più un operaio della teologia: così ho preso il mio lavoro e forse per questo mi ha dato tanto». Con queste parole il vescovo di Novara ha descritto il suo rapporto con la teologia, disciplina che ha studiato e insegnato per molti anni, fino a diventare preside della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale a Milano, prima e anche dopo la chiamata alla cattedra episcopale novarese.
Durante l’incontro sono stati presentati due libri. Il primo è “Come un roveto ardente”, raccolta di saggi di dodici docenti di teologia in suo onore, curata dal novarese don Flavio Campagnoli in occasione del giubileo sacerdotale. Il secondo è “Maestri e amici. Legami affidabili”, pubblicato da Interlinea e nato su iniziativa del professor Vergottini, di Mariella Enoc e di altri amici, che hanno voluto fargli una sorpresa. Il volume raccoglie brevi saggi e articoli del vescovo, dedicati a figure fondamentali della sua formazione umana e cristiana, e si conclude con il suo testamento spirituale.
Tra i maestri ricordati da Brambilla compaiono i suoi predecessori sulla cattedra di Novara, monsignor Aldo Del Monte e il cardinale Renato Corti, ma anche il cardinale Carlo Maria Martini, dal quale si recò subito dopo la nomina episcopale per ricevere l’ultima benedizione e un libro dal titolo Il Vescovo.
Nei ricordi raccolti nel volume emerge soprattutto il ruolo centrale avuto, nella sua esperienza sacerdotale e teologica, la lunga frequentazione dell’istituto ospedaliero cattolico La Nostra Famiglia di Bosisio Parini, specializzato nella cura dei bambini con disabilità. Qui Brambilla ha seguito anche la formazione teologica delle novizie, stringendo legami profondi con le famiglie dei piccoli pazienti e con i volontari che operano nella struttura.
Un’esperienza che aiuta a comprendere la cifra del suo percorso: autore di oltre 650 testi teologici, Brambilla non ha voluto restare chiuso in una torre d’avorio intellettuale, ma ha scelto di confrontarsi con il dolore, le fatiche e le speranze delle famiglie e delle coppie del nostro tempo, trasformando la teologia in un lavoro quotidiano, concreto, da “operaio”.







