Vinitaly al 2022. Antoniolo, Consorzio: «Una scelta saggia e intelligente»

La notizia era da tempo nell’aria ma l’ufficialità è arrivata solo nei giorni scorsi. Dopo quella dello scorso anno è stata annullata anche l’edizione 2021 di Vinitaly, il salone internazionale del vino ospitato a Verona. L’ente organizzatore – Veronafiere – aveva del resto da tempo, visto il perdurare dell’emergenza sanitaria, proposto uno slittamento della manifestazione rispetto alla sua tradizionale collocazione (inizio aprile), individuando una possibile “finestra” nel prossimo giugno, ma la ripresa dei contagi e tante altre incertezze l’ha costretto alla fine a gettare la spugna. Tutto rinviato al 2022, in un periodo di quattro giorni già individuato tra il 10 e il 13 aprile.

«L’annullamento lo consideriamo un sollievo – commenta Lorella Antoniolo, vicepresidente del Consorzio Nebbioli Alto Piemonte e responsabile promozione ed eventi – Esisteva infatti una forte preoccupazione sul fatto di partecipare o meno. Tanti punti di domanda, interrogativi o incertezze su quello che la fiera avrebbe potuto effettivamente portare». Per Antoniolo andare a Vnitaly «comporta la possibilità di incontrare soprattutto importatori esteri con i quali già lavori, evitando costi aggiuntivi. Un appuntamento che ti dà in tre giorni la possibilità di concentrare molte attività e di sviluppare tanti incontri, oltre ad avere nuovi contatti e collaborazioni. Con la situazione in corso le incertezze erano sicuramente tante, perché da un primo sondaggio che avevo effettuato con i 25 importatori da tutto il mondo con i quali lavoro, molti di loro, tranne quelli che si sarebbero vaccinati entro giugno, avevano già confermato che non sarebbero venuti in Italia. Con i costi che prevede Vinitaly e la possibilità quindi di incontrasi unicamente con operatori italiani per molte aziende non sarebbe stato un investimento soddisfacente».

Il Consorzio Nebbioli Alto Piemonte, che alla manifestazione veronese è solitamente presente con una trentina di aziende delle quattro province del “Quadrante” più una decina con propri stand esterni, aveva già espresso tutte le perplessità del caso, chiedendo già un mese e mezzo fa di pensare a un rinvio nel 2022, come hanno già del resto deciso tutte le altre fiere importanti del settore, a partire da quella di Bordeax.

«Credo che sia stata una scelta saggia e intelligente – dice ancora Antoniolo – evitando alle aziende degli investimenti che avrebbero potuto rivelarsi inutili. A tutto questo aggiungiamo i dubbi e perplessità su come la fiera avrebbe potuto essere realizzata: dalla tutela logistica alla gestione degli ingressi, dalla possibilità o meno di effettuare assaggi a come distanziare le singole aziende. Proiettiamoci allora verso il ’22, sperando che si possa tornare finalmente alla normalità».

Ma come sta vivendo l’attuale situazione il settore? «Sicuramente in maniera non facile, ma non si può generalizzare, anche perché molto dipende dall’impostazione commerciale di ogni singola aziende. L’estero, per fortuna quasi ovunque, sta continuando a “tirare” e quindi sia negli Stati Uniti che in altri mercati come Canada, Nord Europa, Svizzera e Russia si riesce a lavorare, hai una valvola di sfogo e un buon polmone. Il problema riguarda chi operava prevalentemente sul mercato italiano e soprattutto con la catena di ristorazione. Le enoteche che sono rimaste aperte hanno lavorato, quelle online e attraverso internet più di altri anni, però la mancanza di fatturato “interno” ha segnato in maniera più o meno importante».

A questo aggiungiamo che anche il settore delle iniziative private, rappresentato dalle visite in azienda, è comunque sparito: «Molti si erano strutturati anche nell’accoglienza, con iniziative legate a degustazioni che poi facevano scaturire comunque delle vendite. Anche le cantine sono ferme da ormai un anno. Qualcosa si è fatto nella scorsa estate, per chi ha avuto il coraggio, ma le ripercussioni per l’attività di molti sono state davvero tante e si ritrovano oggi con parecchio invenduto».

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