Economia&Lavoro

Confindustria, prosegue la formazione del Gruppo Giovani

Dopo lo stop per la pandemia l’attività è ripresa con il corso “Soave”, finalizzato alla costruzione di una “squadra” vincente

Fornire conoscenze, strumenti e spunti di riflessione per attivare le competenze utili a far crescere un gruppo e a costruire una “squadra” vincente: sono stati questi i contenuti del corso “Soave” (acronimo di Squadra organizzata a vincere efficacemente) organizzato dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Novara Vercelli Valsesia all’interno del percorso di formazione manageriale ripreso dopo lo stop provocato dalla pandemia.

Sotto la guida del formatore comportamentale Paolo Manocchi una ventina di giovani imprenditori si è ritrovata lo scorso 16 settembre per capire come far evolvere un “gruppo” integrando il valore di ogni singolo componente per contribuire a realizzare una “squadra” di valore.

«Il corso – ha spiegato Margherita Negri, delegata alla comunicazione del Gruppo – era articolato in modo interattivo e avvincente e ha coinvolto tutti, tanto sotto il profilo personale che professionale». Momenti di teoria si sono alternati a esercitazioni pratiche, volte a «fissare le conoscenze acquisite e a offrire nuovi spunti di confronto e di crescita. Abbiamo affrontato diverse tematiche, tra cui è risultato molto interessante il processo attraverso cui è possibile trasformare le persone di un gruppo in una squadra grazie alla coesione e alla capacità dei leader di aiutare e supportare gli altri, con qualche riflessione su quali siano le cause di fallimento di una squadra e su come possiamo evitarle».

Nel corso della giornata è inoltre emerso, ha aggiunto la presidente dei giovani industriali, Federica Zappone «che gruppo e squadra non sono due mondi paralleli e distanti tra loro, ma l’una l’evoluzione dell’altro: un gruppo può diventare squadra se è accomunato dal medesimo obiettivo e se tutti lavorano insieme in sincronia, contribuendo con le loro competenze alla crescita comune; allo stesso tempo una squadra può smettere di essere vincente e tornare a essere “solo” un buon gruppo quando le singole individualità prevaricano con i propri interessi sull’obiettivo finale».

«Durante i lavori – ha proseguito Negri – sono stati affrontati due test: uno relativo alle differenze di caratteristiche, positive e negative, dei componenti di un gruppo-squadra, comprendendo che per essere una vera squadra bisogna lavorare tutti insieme e soprattutto ottenere i risultati prefissati. Ci siamo poi dovuti immaginare come dei naufraghi che cercano di sopravvivere in una situazione estrema, con l’obiettivo di verificare se il risultato del lavoro di tutti fosse migliore di quello ottenuto dal singolo, e questo ci ha permesso di comprendere l’importanza del confrontarsi, dell’aiutarsi e del discutere sulle reciproche motivazioni per raggiungere un fine condiviso».

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