Non cercano la ribalta, non chiedono applausi. Eppure, questa sera 20 gennaio, l’applauso della città li ha avvolti, riconoscendo in loro il volto migliore di Novara. La cerimonia dei Novaresi dell’Anno ha incoronato tre realtà diverse per storia e missione, ma unite da un filo rosso indistruttibile: la capacità di stare accanto a chi soffre.
A ricevere il Sigillum Comunitatis Novariae dalle mani del sindaco Alessandro Canelli sono stati Danila Finzi (presidente di Avo), l’imprenditrice e docente Anna Chiara Invernizzi e Fra’ Marco Costa in rappresentanza della comunità dei Frati di San Nazzaro della Costa.
La scelta del Sindaco: «Umanità senza clamore»
È stato il primo cittadino a tracciare il perimetro valoriale della serata. «Sono persone unite dal fatto che stanno accanto a chi soffre nel corpo, nella solitudine e nella fragilità economica», ha spiegato Canelli. Una scelta, quella della commissione, caduta su chi opera «senza visibilità e senza clamore», per sottolineare una verità profonda: «Una città cresce davvero solo se cresce la sua umanità. Se sa tenere insieme l’efficienza con la cura, il progresso con la relazione, il futuro con l’attenzione ai più deboli».
Avo: lo straordinario nella normalità
Emozionata e grata, Danila Finzi ha portato sul palco i 45 anni di storia dell’Associazione Volontari Ospedalieri. «Definirci straordinari ci onora – ha detto la presidente – ma credo che lo “straordinario” stia nel fatto che esistano così tante persone che ritengono normale dedicare il proprio tempo a degli sconosciuti». Finzi ha ricordato la specificità del volontariato Avo: «Le persone che incontriamo in ospedale non le conosciamo e probabilmente non le rivedremo più. È un volontariato coraggioso, basato sulla reciprocità, che porta un attimo di distrazione e amicizia a chi vive il bisogno».
Invernizzi: fare rete per amplificare il bene
Il valore della sinergia è stato al centro dell’intervento di Anna Chiara Invernizzi. Docente Upo, imprenditrice e delegata della Fondazione Veronesi, Invernizzi incarna il legame tra ricerca, impresa e sociale. «Stasera si premiano realtà diverse che hanno un denominatore comune: l’ascolto», ha osservato. Per lei, Novara si conferma una «città sensibile, capace di fare rete per raggiungere obiettivi fondamentali». Il messaggio è chiaro: «Lavorare insieme garantisce di amplificare il valore dei risultati».
La lezione dei Frati: “Nella stessa tempesta”
Il momento forse più toccante è arrivato con le parole di Fra’ Marco Costa. Nell’anno giubilare degli 800 anni dal transito di San Francesco, il frate ha ribaltato la prospettiva della beneficenza. «Riceviamo questo premio per restituirlo con lo slancio del nostro operato alla mensa che vuole farsi casa e famiglia, dove ci sono sguardi, volti e nomi», ha raccontato. Ma ha rifiutato l’etichetta di eroi: «Facciamo semplicemente ciò che va fatto. Non è un’opera eroica, è un’opera di giustizia. Fare ciò che è giusto rallenta le agende, diventa pietra di inciampo davanti alla tentazione della vita comoda». Fra’ Marco ha chiuso con una riflessione potente sulla disuguaglianza: «Qualcuno ha detto che siamo tutti sulla stessa barca. In realtà siamo tutti nella stessa tempesta, ma con barche differenti. Noi, da fortunati e privilegiati, siamo solo amministratori dei beni che ci state dando. Non siamo i più bravi perché aiutiamo gli ultimi: siamo forse i peggiori, che per primi hanno bisogno di questo servizio per restare umani».







