Un ateneo fortemente radicato nel proprio territorio, ma con lo sguardo costantemente rivolto verso il mondo. È con questo duplice e ambizioso spirito che l’università del Piemonte Orientale ha celebrato oggi, 5 marzo, l’apertura ufficiale dell’anno accademico 2025/2026. La cerimonia, ospitata al Teatro Civico di Vercelli, ha rappresentato un momento di bilancio per tutta la comunità accademica, impreziosito dalla lectio magistralis dell’immunologo di fama mondiale Alberto Mantovani.
La visione del rettore: ascensore sociale e attrattività del territorio
A tracciare le linee guida dell’ateneo, a sedici mesi dal suo insediamento, è stato il magnifico rettore Menico Rizzi. In un anno solenne, segnato dalle celebrazioni per i 250 anni dalla nascita di Amedeo Avogadro, Rizzi ha voluto «respingere con forza la narrazione secondo cui le nuove generazioni sarebbero prive di ideali». I numeri, del resto, dipingono un ateneo in grande salute: si registrano oltre trecento nuove immatricolazioni in più rispetto al recente passato, trainate da uno straordinario balzo del 17% della componente internazionale, che porta la quota di studenti stranieri a sfiorare il 28% del totale. «La vera sfida di oggi – ha sottolineato Rizzi – non si limita al formare talenti, ma consiste nel saperli trattenere sul territorio, evitando che le giovani menti formatesi nelle nostre aule portino altrove le competenze acquisite».
Per farlo, l’UPO punta a confermarsi come un vero e proprio “ascensore sociale”, mantenendo la pressione delle tasse studentesche ai livelli più bassi d’Italia e stringendo un patto sociale ed etico con la propria comunità. Un impegno che non conosce confini: come ha spiegato Rizzi «l’ateneo ha infatti garantito copertura totale a sei studenti palestinesi attraverso i canali umanitari, offrendo ai giovani in fuga dai conflitti non solo un porto sicuro, ma strumenti concreti come supporto psicologico, residenze e bandi di sostegno economico». Un’integrazione che passa anche dallo sviluppo logistico. «Grazie a una virtuosa sinergia tra pubblico e privato – ha aggiunto – i posti letto per gli universitari saliranno presto da 422 a oltre mille». Ottimi segnali arrivano infine dalla ricerca e dallo sport: solo nel 2025 i ricercatori hanno attratto sedici milioni di euro di fondi esterni, mentre il percorso “Healthy Campus” potrebbe portare il Piemonte verso un record nazionale per gli atenei accreditati, dal momento che tre dei sei atenei riconosciuti dalla FISU si troverebbero nella regione.
L’elogio della diversità: la testimonianza di Joyce Djoussi
A dare voce alle speranze e alle difficoltà della componente studentesca è stata Joyce Ursulle Djoussi, studentessa originaria del Camerun attualmente iscritta al sesto anno di Medicina e Chirurgia. Con un discorso profondo e molto applaudito, Joyce ha ricordato come «per chi attraversa confini culturali e barriere geografiche, l’università smette di essere un semplice luogo di studio per trasformarsi nel punto esatto in cui mondi lontani dialogano e crescono insieme».
La futura dottoressa ha raccontato come la sua primissima palestra di “cura” sia stata proprio la comunità accademica piemontese: «così come nessuna malattia può essere affrontata in solitudine, allo stesso modo nessuna sfida universitaria si supera da soli» ha aggiunto. Pur ricordando le immense difficoltà legate alla burocrazia, ai ritardi nei visti o all’ostacolo della lingua, Joyce ha lodato «i mezzi concreti messi in campo dall’UPO per rendere l’integrazione una realtà quotidiana». Rivolgendosi ai suoi colleghi, ha ricordato che i valori di un ateneo non si misurano dalle classifiche asettiche, ma dalla capacità di far sentire ogni studente al posto giusto. «La nostra diversità è il nostro superpotere», ha chiosato la giovane, invitando tutti ad aprirsi agli altri, a chiedere aiuto e a sfruttare ogni opportunità nata da un semplice caffè condiviso in corridoio.
La lectio magistralis di Alberto Mantovani
A concludere l’inaugurazione è stata la prolusione del professor Alberto Mantovani, uno dei ricercatori italiani più citati nella letteratura scientifica internazionale. Nelle vesti di presidente della Fondazione Humanitas per la Ricerca e professore emerito della Humanitas University, lo scienziato ha offerto alla platea una densa lectio magistralis intitolata “Immunità e infiammazione, dal cancro alla salute globale“.
Considerato tra i padri fondatori degli studi sul rapporto tra i processi infiammatori e lo sviluppo dei tumori, Mantovani ha illustrato i meccanismi biologici alla base di queste dinamiche, collegando le più avanzate frontiere della ricerca oncologica alle complesse sfide che la sanità pubblica globale deve affrontare oggi. Una lezione di altissimo profilo scientifico e umano, che ha chiuso idealmente il cerchio tracciato all’inizio della cerimonia dal rettore Rizzi, il quale, citando lo storico guardiano del fiume Po Vittorino Mancin, aveva ricordato a tutta la platea il senso ultimo del lavoro universitario: non si fatica mai da soli, ma si continua a operare quotidianamente per il bene comune.







