Vaccini anti Covid: accordo Regione, medici di base e farmacisti. Ordine e Federfarma dicono sì, ma…

La scorsa settimana la Regione ha siglato due accordi con i medici di base e i farmacisti per la somministrazione dei vaccini anti Covid. Entrambe le categorie dovrebbero entrare in azione appena sarà disponibile il vaccino Astra Zeneca, o altro con analoghe caratteristiche, che consente modalità di conservazione in normali frigoriferi e non a temperature molto basse come quello delle Pfizer.

Secondo la Regione «i medici potranno effettuare la somministrazione del vaccino direttamente nei propri studi, avvalendosi delle strutture messe a disposizione delle aziende sanitarie oppure a domicilio degli assistiti, in caso di persone non deambulanti. Sarà ammessa l’adesione dei medici di continuità assistenziale, su base volontaria, in orario diurno e feriale ai quali verrà corrisposta la medesima remunerazione, che è di 6,16 euro a somministrazione (più oneri), come da contratto nazionale».

 

 

Per queste operazioni si stima un impegno finanziario tra i 30 e i 40 milioni di euro, calcolando, secondo i parametri nazionali, una platea tra i 2 e i 3 milioni di persone a carico dei medici di famiglia e tenendo conto anche della seconda inoculazione, prevista per il richiamo.

L’accordo con Federfarma Piemonte e Assofarm, invece, riguarda in particolare due aspetti fondamentali del sistema vaccinale: la logistica e la somministrazione diretta. Sulla prima parte «la Sanità stanzierà circa un milione di euro – dicono dalla Regione – e i farmacisti potranno occuparsi dello stoccaggio, della distribuzione e della consegna su prenotazione dei vaccini ai medici di medicina generale, secondo le collaudate procedure utilizzate nella campagna antinfluenzale. In più, la somministrazione del vaccino potrà avvenire direttamente in farmacia con la supervisione di un medico. Sul piano economico, le inoculazioni verranno retribuite alla pari di quelle effettuate dai medici di medicina generale (circa 6,50 euro a iniezione).

«Sul tema vaccini abbiamo già avuto un lungo confronto con la Regione quando due delle nostre categorie, odontoiatri e liberi professionisti, erano state escluse dalla prima fase – afferma il presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Novara, Federico D’Andrea -. Abbiamo fatto presente le difficoltà, la Regione ha capito e ora sta provvedendo alla somministrazione del vaccino anche a queste due categorie. Al momento siamo a metà del primo ciclo, 350 medici su 600, in attesa che arrivino le alte dosi».

Per quanto riguarda il coinvolgimento dei medici di medicina generale come vaccinatori, D’Andrea spiega che «molti hanno già dato l’adesione, alcuni pensionati che vogliono mettersi a disposizione. Noi abbiamo fatto presente che i locali della sede dell’Ordine sono fruibili per le somministrazioni, così come altri nella sede decentrata. Chiaramente dovremo attendere l’arrivo del vaccino Astra Zeneca, più facile da maneggiare, che però deve ancora essere autorizzato. Sull’utilizzo degli studi medici non ci sono ancora linee guida: sarà comunque Asl che dovrà gestire la situazione dal punto di vista logistico».

Dello stesso parere il presidente di Federfarma Novara, Enrico Luoni: «Noi farmacisti siamo sempre stati attivi e attenti e lo siamo anche in questa circostanza, però dovranno essere chiariti alcuni punti. A novembre circa 120 colleghi del Quadrante hanno frequentato la prima parte del corso di farmacista vaccinatore; con la seconda ondata di pandemia sono stati costretti a sospendere: ora ci si augura di poter terminare le lezioni in modo da essere abilitati. Sono con quella qualifica, infatti, noi farmacisti siamo in grado di somministrare i vaccini; diversamente possiamo mettere a disposizione dei medici e infermieri le nostre farmacie».

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