Caro-bollette e pandemia: gli umori “neri” dei baristi nel centro storico

Aumento di utenze e materie prime, ma anche un calo del lavoro: inevitabile un ritocco del listino, cominciando da quello della tazzina al banco

Il barometro, per diversi locali pubblici del centro, non sta volgendo al meglio. Anzi. E da questo punto di vista la pandemia non sembra essere l’unica causa. I rincari energetici annunciati da qualche settimana hanno cominciato a sentirsi, appesantendo notevolmente, sotto il profilo della voce utenze, il bilancio dell’attività. «Gli aumenti si sono cominciati a sentire sui nostri costi – dice Domenico Saia del Bar Tiffany, locale in corso Cavallotti a due passi dalla biblioteca Negroni e da sempre punto di riferimento di molti studenti – e fra poco finiranno per investire tutta la filiera, cominciando dal gasolio per il trasporto delle merci. La situazione non è per nulla incoraggiante, anche perché dobbiamo far fronte a tante altre difficoltà originate dalla pandemia. Sono convinto che non saranno pochi quelli che si arrenderanno, finendo per chiudere l’attività».


Spostandoci di poche decine di metri, Francesca Deambrogio del Bar Toast di corso Italia punta l’indice soprattutto sul perdurare dell’emergenza sanitaria che «che che ha finito per creare degli effetti anche psicologici sulla clientela. Un esempio recente? Il passaggio del Piemonte in zona arancione lo scorso lunedì è bastato per orginare un calo della clientela da quella mattinata. In ogni caso l’aumento delle utenze si sta già avvertendo e valuteremo se effettuare un ritocco del listino prezzi. Per ora proveremo a cercare di contenere i costi chiedendo magari al proprietario di venirci incontro con uno sconto sul canone».


Un’analisi in parte condivisa da Paolo Karim Bel Hadj dello storico locale Le Muse di via Bianchini: «Il vero problema è quello che la pandemia ha finito per cambiare molte abitudini della gente. Dallo smart working al delivery, molta gente esce decisamente meno. Un esempio ho avuto modo di verificarlo a Capodanno, giornata che in passato mi ha consentito di lavorare non poco nella fascia oraria pomeriggio-sera. Quest’anno, per essendo un sabato, ho dovuto chiudere il locale alle 23 per assenza di clientela. E poi ci sarà da fare i conti con l’aumento delle utenze, al momento quantificabili tra il 30 e il 40 per cento». Nonostante tutto, Paolo sembra essere una “mosca bianca”, perché è rimasto uno dei pochi a mantenere il prezzo della tazzina di caffé al banco a un euro: «Per ora ho deciso così, forse per andare incontro ai clienti, creando loro meno grattacapi possibili nel reperire la monetina da 10 centesimi ed evitando a me difficoltà nel resto… Prima o poi aumenterò anche io, visto che il costo del caffé, se consideriamo che quando ci fu il passaggio dalla lira all’euro era di 77 centesimi, da troppo tempo necessitava di un riallineamento».


Una decisa lievitazione dei costi energetici lo ha fatto rilevare Zhu Shunlai de La Basilica di via XX Settembre: «La nostra bolletta è passata da 600 a quasi mille euro. Non potevamo fare a meno, con l’inizio del nuovo anno, si applicare qualche aumento. La gente ha borbottato un poco, ma poi ha capito».

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Luca Mattioli

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