A volte le buone intenzioni del legislatore nazionale finiscono per creare paradossi tutti locali. È il caso del nuovo “bonus rifiuti” imposto da Arera (l’autorità di regolazione nazionale), che per aiutare le famiglie in difficoltà ha introdotto una maggiorazione di circa 6 euro su tutte le bollette Tari. Il cortocircuito? A Novara le fasce deboli erano già ampiamente tutelate dal comune con sconti persino superiori a quelli statali. Il risultato è che i novaresi pagheranno di più per finanziare una misura da cui non trarranno nuovi benefici.
La vicenda ha infiammato la seduta odierna del consiglio comunale, trasformando una delibera tecnica sul regolamento per la tassa sui rifiuti in un acceso scontro politico sui rapporti tra enti locali e governo centrale. Prima di arrivare al nodo politico, l’assessore al Bilancio Silvana Moscatelli ha illustrato alcune semplificazioni tecniche introdotte nel regolamento. Tra queste l’eliminazione del vincolo dei 5 anni per le imprese che decidono di smaltire i rifiuti affidandosi a ditte esterne.
Il nodo dei 6 euro e l’attacco delle opposizioni
La miccia è esplosa sull’adeguamento alle direttive Arera, che impongono l’aggiunta di alcune voci di perequazione in bolletta (per eventi atmosferici e eliminazione dei rifiuti in mare) e, soprattutto, una quota per finanziare uno sconto del 25% sulla tassa per chi ha un Isee fino a 9.530 euro. Un adeguamento che “costringe” l’amministrazione a “spalmare” un rincaro di 6 euro su tutti i cittadini.
Per le minoranze è un assist a porta vuota. Il capogruppo del Pd, Nicola Fonzo, ha parlato di vera e propria “beffa”, sottolineando un dettaglio tecnico insidioso: «Lo stato pretende questi soldi dai comuni calcolandoli sul totale delle bollette emesse, non su quelle effettivamente incassate. Vi siete dimenticati di quando eravate il partito di Roma Ladrona? Il governo di destra mette le mani nelle tasche dei novaresi per un bonus che avevano già». Critiche condivise dai colleghi dem Rossano Pirovano, che ha puntato il dito sulle nomine governative ai vertici di Arera: «Se ci fosse stato un governo di un altro colore sareste in piedi a urlarci contro», e da Cinzia Spilinga, che ha ribadito come questi fondi «non saranno gestiti sul territorio, ma arriveranno a Roma senza portare vantaggi concreti ai cittadini». Per il capogruppo del M5S, Mario Iacopino, «il governo non prevede coperture strutturali e scarica i costi sui comuni, penalizzando le realtà virtuose che da tempo tutelano le fasce deboli».
La replica: “Polemica sulle noccioline”
A gettare acqua sul fuoco ci ha pensato il sindaco Alessandro Canelli, che ha riportato il dibattito sui numeri: «Stiamo parlando di peanuts (noccioline, ndr). C’è un meccanismo di perequazione nazionale al quale ci dobbiamo adeguare, ma la cosa importante è che noi manteniamo le esenzioni totali e parziali per gli 800 nuclei familiari che ne hanno bisogno». Canelli ha poi ricordato il vero punto di forza della città: «Abbiamo la seconda tariffa rifiuti più bassa d’Italia tra i comuni capoluogo, circa 220 euro annui, grazie all’efficienza del nostro servizio di gestione»
Una precisazione tecnica che ha accompagnato l’approvazione della delibera, ma che non è bastata a cancellare, almeno politicamente, l’eco di un paradosso tutto italiano: quello di un “federalismo al contrario” dove, per essere solidali per legge, a volte tocca pagare due volte.







