Smog, Novara non è pronta al 2030: valori oltre i nuovi limiti europei

Luci e ombre dell’inquinamento atmosferico nelle città italiane nel 2025 e Novara non fa eccezione, con situazioni negative soprattutto in ottica 2030 con possibile superamento dei limiti nei tre composti principali. A dirlo è il Report “Mal’aria di città 2026” appena reso pubblico da Legambiente.

Sebbene il 2025 sia stato un anno meteorologicamente favorevole per la dispersione degli inquinanti (grazie a piogge e venti), la nostra città continua a mostrare le criticità tipiche delle città della Pianura Padana, in particolare faticando a rientrare nei parametri che diverranno obbligatori dal 2030.

Novara non rientra infatti nella “top 13” delle peggiori città che hanno superato il limite di legge attuale, ma resta in una zona di osservazione speciale per arrivare al raggiungimento degli obiettivi europei della nuova Direttiva sulla Qualità dell’Aria, per i quali oggi sarebbe fuorilegge il 53% delle città per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l’NO2.

NOVARA NON CE LA FA PER IL 2030

Anzitutto la presenza di PM10 nell’aria, particolato derivante soprattutto dal riscaldamento domestico e dalle attività industriali e agricole: è vero che la nostra città appare “in regola” per il 2025 non avendo superato per più di 35 giorni il limite di 50 microgrammi per metro cubo d’aria (in Piemonte ha superato solo Torino con 39) e rispetta – con 23 µg/mc – anche l’attuale limite di legge della media annuale delle stesse polveri sottili fissato in 40.

Ma negativa è la prospettiva per il 2030 quando dovrà essere applicata la nuova direttiva europea che recepisce, in parte, le indicazioni più stringenti dell’Oms. Così Novara, per la presenza di PM10, si trova oggi fra i 55 capoluoghi italiani sopra il futuro limite di 20 µg/mc e dovrà calare l’attuale valore del 14% per raggiungerlo. Una riduzione che Legambiente vede come difficilmente raggiungibile: in una proiezione elaborata sulla base dell’andamento degli ultimi 15 anni, Novara risulta tra le 49 città (delle 55 citate) sopra il nuovo limite, con l’ipotesi di discesa soltanto al valore medio annuo di 22. A livello piemontese resta in compagnia di Torino (che da 28 scenderebbe a 23), Alessandria (da 25 a 22) e Asti (da 24 a 22), mentre Vercelli riuscirebbe a centrare l’obiettivo (da 24 a 19). Già oggi in zona “europea”, invece, Biella, Cuneo e Verbania.

Il report analizza quindi la situazione del PM2,5 che è composto da finissime e più insidiose polveri sottili, portatrici di particelle tossiche nell’apparato respiratorio. 

In nessuno dei 93 capoluoghi dotati di centraline per il rilevamento di questo inquinante nel 2025 è stato superato il limite medio annuo di 25 µg/mc, ma 68 di queste non sarebbero in regola con il futuro limite di 10 µg/mc e tra queste figura Novara (con 17 µg/mc) che dunque dovrà calare del 43% la presenza di questo inquinante nell’aria per trovarsi in regola fra quattro anni. Tra i 68 figurano anche le città piemontesi di Torino (20), Asti (18), Alessandria (17), Vercelli (15), Cuneo (13) e Verbania (11).

Un ultimo sguardo è per il biossido di azoto (NO2), gas che deriva principalmente dal traffico veicolare (diesel in particolare) nocivo per i bronchi e ritenuto fattore di aumento dei tumori, con i bambini e le persone già affette da patologie respiratorie come i soggetti più a rischio. Anche per questo inquinante nessuna delle 104 città con centraline di rilevamento ha, nel 2025, superato i limiti attuali, ma ben 40 risulterebbero fuori norma rispetto al limite di 20 µg/mc che entrerà in vigore nel 2030. Novara ha avuto una media annuale di 26 µg/mc (la peggiore della nostra regione) e dovrà riuscire a ridurlo del 26% per scendere entro i limiti. Tra le città piemontesi si aggiunge solo Alessandria (21 µg/mc) a quelle fuori “quota”.

«SCELTA MIOPE DEL GOVERNO»

«I miglioramenti registrati nel restano fragili e non sostenuti da scelte coerenti», dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, che aggiunge una precisa critica al governo: «È irragionevole che, proprio mentre iniziano a emergere segnali concreti, scelga di tagliare le risorse invece di consolidare questi progressi. Ridurre drasticamente per i prossimi anni le risorse al Fondo per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano non va nella giusta direzione. Lasciare soli i territori più complicati del Paese è una scelta miope».

«I risultati del 2025, tra i più positivi degli ultimi anni, vanno letti alla luce di condizioni meteorologiche favorevoli e della progressiva riduzione delle emissioni dovute al miglioramento tecnologico», aggiunge Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente e avverte: «molte città riducono le concentrazioni di PM10 troppo lentamente e raggiungere i nuovi più stringenti parametri è fondamentale per ridurre morti premature e impatti sanitari».

LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE 

Legambiente spiega nel Report che “il bacino padano resta una delle aree più critiche a livello europeo per la qualità dell’aria” e che la “geografia dell’inquinamento è cambiata” spostandosi dalle grandi città e centri minori urbani e rurali “anche a causa degli eccessi dell’allevamento intensivo”.

Da qui la richiesta al Governo di rafforzare – e non indebolire – le politiche per la qualità dell’aria, avanzando una serie di proposte anzitutto sulla mobilità sostenibile: espandere le reti ciclabili e le zone pedonali, creare le “Città 30” (ovvero il limite di velocità urbano a 30 km/k) e potenziare il trasporto pubblico locale. Inoltre chiede di ridurre le emissioni da riscaldamento degli edifici, quelle industriali ed anche ridurre l’intensità degli allevamenti animali. Accanto a questo serve un monitoraggio dell’inquinamento più esteso e più aggiornato.

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Immagine di Antonio Maio

Antonio Maio

Nato a Lecco il 26 febbraio 1957, vive a Novara dal 1966. Giornalista dal 1986 ha svolto la professione quasi esclusivamente ai settimanali della Diocesi di Novara fino a diventarne direttore.