Seduta fiume in consiglio comunale: la maggioranza salva De Grandis e l’opposizione chiede intervento del Prefetto

C’era tutto: l’odore del napalm al mattino (metaforico, si intende), le truppe trincerate, i disertori, il fuoco amico e l’assedio finale. Il consiglio comunale di Novara, convocato ieri, 8 aprile, per discutere la mozione con cui le minoranze chiedevano di revocare le deleghe al vicesindaco Ivan De Grandis, si è trasformato in un pomeriggio a metà tra Apocalypse Now e una commedia all’italiana con Totò e Peppino. Cinque ore e mezza di pura tensione, terminate senza vinti né vincitori, ma con una promessa di ricorso al Prefetto.

L’assedio di Khe Sanh: la resistenza dell’opposizione

A innescare l’escalation ci ha pensato l’opposizione, trincerata in una strenua difesa casa per casa, in un mix tattico a metà tra la resistenza di Stalingrado e l’assedio di Khe Sanh. A guidare l’assalto dem è stato Nicola Fonzo, che ha ripercorso le tappe che hanno portato alla mozione: bandi zoppicanti, debiti fuori bilancio al e impianti in sofferenza nel 2024, conditi da sanzioni disciplinari a un dirigente e dalla presunta arroganza istituzionale del vicesindaco. Una requisitoria implacabile, appoggiata da tutti i colleghi della minoranza che, uno ad uno, hanno ricordato tutte le vicende che hanno coinvolto l’assessorato allo Sport e contro cui i consiglieri di Fratelli d’Italia hanno opposto uno scudo di circostanza, scaricando ogni responsabilità sulle spalle dei funzionari (come se l’indirizzo politico fosse solo un elegante elemento di decoro).

L’operazione “cortina di fumo” di Canelli

Se i consiglieri di Fratelli d’Italia, guidati dal capogruppo Franco Caressa hanno cercato di difendere l’operato del vicesindaco con un fuoco di copertura, il capolavoro tattico lo ha firmato il sindaco Alessandro Canelli. Con l’incrollabile approccio di un navigato generale capace di schierare le truppe e rispondere al fuoco, il primo cittadino ha sollevato un’impenetrabile cortina di fumo. Ha ammesso i “grossi errori” del suo vice, ha ricordato che alcune carte sono passate dalla Procura – pur senza esiti nefasti – cercando di disperdere il fronte nemico pronto a dare battaglia sulle deleghe. 

«Anche a me a volte dà fastidio il tuo atteggiamento sprezzante, ma è il tuo carattere», ha sentenziato il sindaco rivolgendosi all’assessore. Canelli ha ammesso tutte le “colpe” dell’assessore allo Sport, tutte le sbavature e le procedure non corrette, ma ha candidamente ammesso che «dal punto di vista politico devo tenere in vita la maggioranza per continuare a governare questa città». Una difesa che ha tutto il sapore di una mossa del cavallo: tengo al suo posto l’assessore solo per non far saltare l’alleanza. La linea del Mekong, in fondo, è la sopravvivenza numerica.

Il bombardamento a tappeto di Alleanza Novarese

L’operazione del primo cittadino ha rischiato di essere messa in crisi quando il fuoco amico ha iniziato a piovere copioso dai banchi di Alleanza Novarese. Mauro Gigantino e il capogruppo Michele Ragno hanno gettato la maschera, sganciando un vero e proprio bombardamento a tappeto sulle dinamiche interne al centrodestra: hanno dichiarato l’intenzione di votare a favore della mozione dell’opposizione, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa. «Non siamo belle statuine che prendono atto di decisioni prese altrove», hanno tuonato riferendosi alle ingerenze del senatore novarese Gaetano Nastri. I cecchini sono usciti allo scoperto, e hanno fatto fuoco sul proprio stesso schieramento.

Il panico da voto segreto e la prova di forza

A quel punto, la sola prospettiva del voto segreto (richiesto dalle minoranze appellandosi allo Statuto e al Regolamento dell’aula) è diventata per il centrodestra l’equivalente di un attacco al napalm. Nel buio dell’urna, con i malpancisti silenziosi pronti ad aggiungersi ai ribelli dichiarati, le deleghe di De Grandis avrebbero potuto vacillare. In preda all’agonismo e con il supporto esterno della segretaria generale Pierluisa Vimercati, la coalizione si è aggrappata ai cavilli pur di forzare il voto palese, costringendo i propri soldati a metterci la faccia per disinnescare i “tradimenti” nell’ombra.

Davanti al muro di gomma di una maggioranza atterrita, le minoranze hanno dato l’ultima prova di forza: hanno rifiutato compromessi, hanno preteso che la forzatura sui regolamenti fosse messa a verbale e, annunciando ricorsi al Prefetto, hanno abbandonato il campo di battaglia insieme ai consiglieri di Alleanza Novarese. Hanno lasciato l’aula, costringendo la coalizione di governo a respingere la mozione votando da sola. De Grandis resta al suo posto, certo. Ma la battaglia sul voto palese ha certificato un’unica, ineluttabile verità: sono iniziate la manovre preparatorie verso le amministrative del 2027 e la battaglia si annuncia senza esclusione di colpi.

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Immagine di Luca Galuppini

Luca Galuppini

25 anni, laureato con lode in Politics, Philosophy and Public Affairs all'Università degli Studi di Milano, lavora come addetto stampa.