Sciopero totale alla Leonardo di Cameri: «Premio produzione dimezzato e senza preavviso»

Nel momento in cui scriviamo è in corso l’incontro con i responsabili delle risorse umane dell’azienda

Nella giornata di oggi circa 300 lavorati e lavoratrici del sito di Cameri del gruppo Leonardo Velivoli (l’unico in tutta Europa specializzato nell’assemblaggio e nel controllo degli F35 e che occupa 1100 dipendenti) hanno scioperato davanti all’ingresso dello stabilimento. Motivo della protesta il taglio del 45% del premio di produzione nella busta paga di luglio, circa 1500 euro. Lo sciopero è sostenuto da tutte le sigle sindacali: Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Fismic-Confsal e Uilm-Uil 

«Lo stato di agitazione ha avuto inizio lo scorso 26 maggio dopo che, in modo non ufficiale, siamo stati informati che il pdr sarebbe stato decurtato del 45% – spiega Antonio Martellotto, esponente di Fismic -. Abbiamo iniziato con il blocco degli straordinari e lunedì e mercoledì con un fermo di due ore nel primo turno, dalle 11.30 alle 13.30 e nel secondo, dalle 14 alle 16. Oggi lo sciopero totale fino alle 17.30».

Nel momento in cui scriviamo è in corso l’incontro con i responsabili delle risorse umane dell’azienda: «Staremo qui a oltranza fino a che non riceveremo una risposta positiva» commenta Luca Valentini rappresentante di Fim Cisl.

«Non siamo stati avvisati e molti di noi hanno investito la cifra in progetti importanti e adesso ci troviamo a non poter fare questa spesa. Abbiamo sempre garantito la nostra presenza, anche durante la prima pandemia quando, invece, altre aziende erano chiuse – dicono alcune lavoratrici tra cui Erica Vigino, Cristina Coria, Ilaria Baldoin Tiziana Cunial.

«A gennaio la direzione ci ha applauditi per il 110% di produzione nonostante il Covid, perché non ci siamo mai fermati, e ora veniamo ringraziati in questo modo – dice Magali Blettery -. La mia esperienza con l’azienda in passato è stata positiva, ho sempre trovato persone disponibili, non ci lamentiamo di questo posto di lavoro con uno stipendio che arriva tutti i mesi, ma ora non possono non darci quello ci è dovuto perché abbiamo fatto straordinari e raggiunto degli obiettivi».

«Siamo donne di famiglia, molte hanno figli, alcune anche monoreddito con uno stipendio base di 1300 euro – afferma Rossella Colosimo -. Toglierci il pdr è frustrante perché comunque vada noi ce la mettiamo tutta, siamo sempre presenti ed è ancora più difficile in un ambiente maschilista. La maggior parte di noi è operaia di terzo livello, mediamente dovremmo prendere 3000 euro di pdr. Molti, inoltre, arrivano da Torino e, in seguito, al Covid non possono più dividere le spse del viaggio in auto con i colleghi; altri, come me, hanno deciso di trasferirsi e dunque pagano l’affitto o il mutuo».

«Noi lavoratori del sito di Cameri siamo gli unici ad aver oltrepassato il 100% di produzione. – commenta Angelo Di Simone –. Negli stabilimenti di Pomigliano, invece, si è venuta a creare una situazione anomala e i dirigenti aziendali vogliono far ricadere su di noi la carenza del 45% di attività. Noi, invece, abbiamo fatto straordinari notturni e il sabato lavorando senza sosta».

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