Adrenalina, ricerca disperata di visualizzazioni e un totale sprezzo per uno dei monumenti storici più importanti del Piemonte. Nelle scorse ore, la comparsa di un nuovo video su YouTube ha sollevato un interrogativo inquietante: qualcuno è riuscito ad arrampicarsi di nuovo in cima alla Cupola di San Gaudenzio?
La risposta, fortunatamente, è no. Il filmato, girato in parte con una telecamera in soggettiva e in parte con un drone, non documenta una violazione inedita, ma è il “diario di bordo” integrale della scalata abusiva dei mesi scorsi. A violare il simbolo di Novara è stato Dedelate, un anno fa, il noto urban climber italiano già balzato agli onori delle cronache per essersi arrampicato illegalmente sul duomo di Milano, sul castello sforzesco e sul teatro Ariston di Sanremo.
L’indizio chiave che smonta l’ipotesi del nuovo blitz
A sgombrare il campo da qualsiasi dubbio sulle tempistiche – confermando che si tratta dell’azione passata e non di una bravata delle ultime ore – c’è un dettaglio inequivocabile, immortalato inavvertitamente dallo stesso climber. Durante le riprese interne effettuate prima di salire verso la guglia, l’obiettivo inquadra la disposizione della Basilica e, in particolare, il rialzo dell’altare.
È la “pistola fumante”: quella specifica pedana in legno è stata infatti spostata lo scorso settembre e non è mai più stata ricollocata nella sua posizione originale. Questo particolare “incastra” temporalmente l’autore, confermando che la registrazione risale esattamente ai mesi in cui sono stati scoperti i danneggiamenti all’interno del monumento.
Non una passeggiata, ma un conto salato per la collettività
Il fatto che non ci sia stata una nuova intrusione non alleggerisce però la gravità dei fatti, anzi: il video documenta minuziosamente l’elusione dei sistemi di sicurezza e l’effrazione delle porte. Come avevamo già raccontato su La Voce, per raggiungere i 120 metri della statua del Salvatore sono stati causati ingenti danni strutturali ai percorsi interni della Cupola antonelliana.
Tuttavia, la smania di protagonismo dell’autore si è trasformata nel più clamoroso degli autogol: pubblicando il video integrale per vantarsi della vetta raggiunta, ha di fatto impacchettato e consegnato alle forze dell’ordine l’intero fascicolo probatorio. La Cupola di San Gaudenzio, del resto, ha resistito a guerre e intemperie nel corso della sua lunga storia: resisterà senza dubbio anche a chi scambia i capolavori dell’Antonelli per un parco giochi personale a uso e consumo dei social network.






