«Mi piacerebbe vedere il tuo cervello schizzare sulle pareti». Questa la minaccia che l’uomo, impugnando una pistola ad aria compressa (arma di libera vendita), aveva detto in alcune occasioni alla compagna e anche al più grande dei figli. Una delle tante minacce, perché nel corso degli anni, rientrando spesso ubriaco, aveva anche detto: «Vi ammazzo tutti». Nella sua denuncia del 2 ottobre 2023, dopo che i carabinieri erano intervenuti a casa e avevano arrestato il marito, la donna aveva parlato di continue aggressioni verbali, insulti, umiliazioni, prevaricazioni, spintoni, schiaffi, pugni, mani strette attorno al collo.
Per tutti questi fatti l’ex marito M.B., 59 anni, di Momo, in tribunale è stato condannato a 4 anni e mezzo di reclusione per maltrattamenti in famiglia, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, visto che l’uomo aveva anche aggredito i militari il giorno del loro intervento. Il pm aveva chiesto 6 anni, mentre la difesa aveva concluso per l’assoluzione parlando di ricostruzione anomala dei fatti, violazione di diritti di difesa, capo d’imputazione modificato quattro volte, e di una situazione conflittuale fra coniugi mai diventata reato. Lo stesso imputato ha negato con forza gli addebiti, sostenendo che era sua moglie a provocarlo accusandolo di cose che non ha mai fatto, perché gelosa. Di diverso parere i giudici, che hanno anche stabilito una provvisionale di 7 mila euro per moglie e figli, costituiti parti civile al giudizio, e la sospensione della potestà genitoriale dell’imputato per 8 anni e 8 mesi.
Nella sua testimonianza la donna ha ripercorso episodi fra il 2017 («prima di allora il nostro rapporto era normale, come quello di tante altre coppie») e il 2 ottobre 2023, giorno dell’intervento dei carabinieri. In base a quanto emerso nelle udienze, l’uomo diceva anche ai famigliari: «Guai a voi se andate a raccontare queste cose a qualcuno».






