È una guerra aperta, combattuta a colpi di accuse di “tradimento” da una parte e spiegazioni tecniche dall’altra. Al centro della bufera c’è la pista ciclabile di Lumellogno, il collegamento atteso da diversi anni che sembrava finalmente a portata di mano grazie ai fondi Pnrr e che invece è svanito, o meglio, è stato spostato altrove per non rischiare perdere il finanziamento.
A dare fuoco alle polveri è Carlo Migliavacca, storico ex presidente del quartiere periferico, che non ha usato mezzi termini per definire l’accaduto. La sua rabbia è palpabile quando definisce «barlafüs» chi sta nella stanza dei bottoni, sostenendo che la cancellazione dei 3,3 chilometri di tracciato tra Lumellogno e corso Vercelli sia la conferma di un sospetto che nutriva da tempo. Secondo Migliavacca, infatti, «il progetto realizzato dall’ufficio tecnico era pura utopia fin dal principio e sarebbe servito esclusivamente come pretesto per intercettare i fondi europei, con l’intenzione già scritta di dirottarli poi altrove». Secondo l’ex presidente «le istanze di una frazione con un bacino elettorale ridotto vengono sacrificate a favore di quartieri più popolosi come Sant’Agabio».
Dall’altra parte della barricata, l’assessore ai Lavori Pubblici Rocco Zoccali ha respinto con forza le accuse di malafede, descrivendo il “dietrofront” come una scelta dolorosa ma necessaria per salvare i conti di Palazzo Cabrino. Zoccali spiega che la decisione è stata indotta da vincoli ministeriali sopraggiunti in un secondo momento rispetto all’approvazione del progetto. Il problema principale riguarda la natura del tracciato: il Ministero ha chiarito soltanto dopo un anno e mezzo, e a lavori iniziati, che le “strade bianche” agricole, su cui il Comune puntava per evitare costosi espropri, devono essere utilizzate solo per percorsi cicloturistici e non anche da mezzi agricoli.
A complicare ulteriormente il quadro ci si è messo anche l’imprevisto strutturale: il cedimento di un pilone della passerella sul ponte napoleonico all’altezza della chiesa della Madonna del Bosco che ha interrotto fisicamente il collegamento previsto, richiedendo lavori di ripristino per circa 800mila euro che potrebbero arrivare da un finanziamento regionale. L’assessore sottolinea come i tempi del Pnrr siano tassativi: «Con l’obbligo di rendicontazione entro giugno 2026 insistere sul progetto originale avrebbe comportato il rischio concreto di perdere oltre 2 milioni di euro, costringendo poi il Comune a pagare le ditte con fondi propri».
Per non rinunciare al finanziamento europeo, l’amministrazione ha quindi deciso di spostare l’intervento su un’altra zona della città, prolungando la ciclabile di corso Trieste verso il Terdoppio e agganciandosi a via Poletti e corso Milano, un’opera immediatamente cantierabile che permette di non restituire i soldi a Roma. Zoccali tuttavia assicura che «l’idea di collegare Lumellogno non è stata abbandonata: gli uffici stanno lavorando a un nuovo progetto che correrà parallelo alla provinciale, prevedendo gli espropri necessari e quindi anche con un maggior costo per l’amministrazione che ha deciso di investire su quella zona».
Una promessa che potrebbe trasformarsi in realtà anche grazie ai fondi dei privati che stanno investendo in quell’area e che avrebbero dimostrato interesse alla costruzione del collegamento. In altre parole, la scelta di spostare il cantiere a lavori iniziati, è stata imposta dal Ministero che si è accorto soltanto tardivamente del passaggio dei mezzi agricoli nei tratti previsti dal progetto, costringendo il comune a ripiegare su un’altra soluzione.
Un cambio in corsa che scontenta i cittadini di Lumellogno, ma che potrebbe rivelarsi un’opportunità per il quartiere: la nuova ciclabile verrà costruita parallelamente alla strada provinciale con una messa in sicurezza della zona e il posizionamento di un viale alberato. Non resta soltanto, ancora una volta, che avere pazienza.







