Le associazioni piemontesi si mobilitano contro il gioco d’azzardo

Sul gioco d’azzaro si mobilitano le associazioni piemontesi. La maggioranza in Regione vuole cambiare la legge sul gioco d’azzardo patologico (entrata in vigore nel 2016 con la giunta Chiamparino) che prevede l’obbligo di distanza delle slot dai luoghi sensibili.

Una decisione sfumata nel mese di giugno e che è tornata d’attualità in questi giorni perchè la prossima settimana sarà discusssa in commissione. Gli esponenti della maggioranza, infatti, sono convinti di voler apportare delle modifiche in quanto, a detta loro, l’attuale norma creerebbe un ostacolo ai posti di lavoro del settore.

 

 

A difesa della legge, nella giornata di oggi sono scese in campo cinque associazioni piemontesi Acli, Gruppo Abele, Libera, Movimento dei Focolari e Slot Mob che nel pomeriggio hanno inviato una lettera ai sindaci: «La legge regionale del 2016, approvata all’unanimità, è stato un traguardo di civiltà – dicono  in modo congiunto – che ha posto il Piemonte all’avanguardia nella prevenzione della ludopatia e ne ha fatto un esempio per le altre regioni. L’emergenza coronavirus ci ha consegnato il volto dell’Italia migliore, capace di donazione estrema a servizio del bene comune e della salute pubblica. Il disastro della pandemia è il segnale di un necessario cambiamento nel campo delle scelte economiche, senza cedere al ricatto occupazionale, inevitabile se non si ha il coraggio della riconversione produttiva, in linea con la nostra Costituzione: l’articolo 41 ribadisce che la libera iniziativa privata «non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana».

Ai sindaci dei Comuni piemontesi propongono «uno schema di mozione che ogni consiglio comunale potrà approvare, nel solco di azioni analoghe già messe in atto di propria iniziativa da alcune delle nostre città. È importante che i sindaci, impegnati in prima linea per il benessere dei cittadini, possano testimoniare alla Regione la preoccupazione per la volontà di abrogare la legge in vigore».


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